Piscine di Como, nuova beffa  Chiusa pure la Sinigaglia
Il cartello comparso ieri all’esterno della piscina Sinigaglia che indicava la chiusura della vasca

Piscine di Como, nuova beffa

Chiusa pure la Sinigaglia

Guasto alla centrale del riscaldamento. Niente acqua: vasca chiusa da ieri e fino alla fine dei lavori

Non solo la piscina di Muggiò chiusa da luglio e ancora senza una data ipotetica di riapertura, adesso ci si mette pure la Sinigaglia.

La struttura ieri è stata chiusa a causa di un guasto all’impianto di riscaldamento, che ha determinato l’assenza di acqua e il conseguente stop al nuoto. E lo stesso accadrà anche oggi e fino alla riparazione della perdita.

La centrale termica comprende, oltre alla piscina, anche l’hangar, la sede del Calcio Como e la scuola elementare di via Sinigaglia (ovviamente, chiusa per la vacanze natalizie) e ieri sono iniziati gli interventi di ripristino. Da quanto si apprende, però, sarà anche necessario effettuare degli scavi sulla strada per vagliare le tubazioni, che partiranno da questa mattina. Al momento, non è possibile fare previsioni per la riapertura. Secondo il calendario messo a punto da Como Servizi Urbani per le festività l’impianto doveva essere aperto domani (a questo punto in dubbio) per poi restare chiuso fino al 2 gennaio compreso. Questo significa che l’ipotesi più probabile è la ripertura dell’impianto direttamente il 3 gennaio.

La vasca intanto ha ancora due questioni irrisolte che si trascinano ormai da diverso tempo: la prima è quella del distacco di una parte delle piastrelline in mosaico che ricoprono il fondo (protetto da dei teloni) che ha portato il Comune di Como a trascinare in tribunale l’azienda che aveva eseguito i lavori di restauro (il cantiere aveva subito diversi stop oltre al cambio in corsa dell’impresa appaltatrice a causa del fallimento della prima). La responsabilità del difetto è ancora in fase di accertamento e, pertanto non sono al momento previsti interventi di sostituzione.

La seconda, invece, è quella che riguarda le due piattaforme (di 3 e 5 metri) per i tuffi da mesi chiuse e transennate. La decisione era stata presa dopo le contestazioni mosse dall’Ats che aveva rilevato irregolarità sull’altezza dei parapetti laterali: alti 85 centimetri anziché un metro, come prevede la norma. L’ex Asl aveva anche suggerito di sostituirli con dei parapetti in vetro. A quel punto è stato inviato un progetto alla Soprintendenza, trattandosi di una struttura vincolata, e la risposta è stata una bocciatura. Il risultato? Due pareri opposti e piattaforme inaccessibili.n 


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