Rifiuti, l’allarme di Magatti  «Troppe discariche abusive»
Viale Varese coperte abbandonate vicino al cassone della raccolta degli abiti

Rifiuti, l’allarme di Magatti

«Troppe discariche abusive»

Ogni giorno gli addetti di Aprica chiamati a rimuovere gli scarti

L’assessore: «Così i costi aumentano e finiscono nella Tasi»

L’altro giorno stato rimosso un frigorifero abbandonato in via dei Mille. Il giorno prima una mini discarica in via Regina Teodolinda. Lunedì un mucchio di scarti vegetali dietro la cabina Enel in via Scalabrini.

A Como c’è un intervento extra degli addetti di Aprica praticamente per ogni giorno dell’anno a causa dell’abbandono selvaggio di rifiuti. Stimare il totale è quanto meno complicato, intanto per il primo anno di raccolta differenziata, da giugno 2014 a maggio 2015, sono stati preventivati 180 mila euro di interventi straordinari comprensivi anche degli eventuali danni da eventi meteorologici.

Il problema però va ben oltre la ragioneria di Palazzo Cernezzi. La responsabilità delle mini discariche è imputabile a pochi incivili, ma il prezzo è a carico di tutti i comaschi.

«C’è un problema di costo - spiega l’assessore all’Ambiente Bruno Magatti - alla fine viene assorbito dalla Tasi, la tariffa che pagano i residenti». Eppure è probabile che a svuotare la cantina di casa o le sterpaglie raccolte in giardino o le piastrelle spaccate del bagno rifatto, non siano sempre e solo i residenti. Anzi. Per quanto riguarda verde e inerti, due tipologie tra le più costose da ripulire (in media 200-300 euro a intervento, ma il range va da 50 a mille), si tratta più spesso di professionisti che si liberano in tal modo dei costi di smaltimento a loro carico. Più difficile spiegare le decine e decine di abbandoni annui di rifiuti ingombranti. Rimuovere una lavatrice ad esempio costa sui 40 euro.

Per i residenti a Como basta una telefonata per risolvere il problema gratuitamente, e infatti gli addetti di Aprica pensano che anche questi arrivino da fuori città visto che ci sono ampi gruppi comuni serviti da società con una piattaforma molto distante e magari aperta in orari contingentati.

Fatto sta che i comaschi promossi a pieni voti per la raccolta differenziata rischiano di pagare di tasca loro le scorrettezze altrui. «Siamo reduci da un periodo di costi elevati dopo l’esondazione del lago con circa 160 tonnellate di materiale da smaltire, stiamo vedendo se si riesce a risparmiare qualcosa, ci sono comportamenti più corretti che possono ridurre le spese. Questo fenomeno degli abbandoni è un problema, sembra che qualcuno usi il Comune di Como per portare i suoi rifiuti».

Così commentava l’assessore all’Ambiente Bruno Magatti, camminando per la città, appena dopo essersi imbattuto in un materasso accantonato di fianco al cassettone giallo per gli indumenti dell’Humana in viale Varese. Tra le aree dove si formano gli accumuli più grandi il parcheggio di Tavernola, l’area retrostante la piattaforma ecologica, il parcheggio in via Virgilio, il retro del multipiano Valmulini.


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