Tornano i capitali dalla Svizzera
Ma è necessario autodenunciarsi

Accordo in vista con la Confederazione: non sarà un condono, si dovranno pagare le tasse ma ci sarà uno “sconto” sulle sanzioni e si risponderà solo della eventuale frode fiscale

Forse è la volta buon per riportare a casa i capitali italiani esportati illegalmente. Arriva sul tavolo del consiglio dei ministri il decreto legge per il rimpatrio dei capitali dall’estero. Un provvedimento atteso in vista di un possibile accordo con la Svizzera per lo scambio di informazioni che potrebbe arrivare a breve. Sarà infatti proprio il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ad incontrarea Davos la sua omologa svizzera, Eveline Widmer-Schlumpf.

Due le strade su cui ci si muove. Da una parte il lavoro del pm Francesco Greco, volto a rendere appetibile il rimpatrio ma facendo meno sconti possibile ed evitando «l’effetto condono».

Dall’altra c’è l’accordo vero e proprio con Berna. Accordo che però, ammesso si arrivi alla firma già a fine mese, avrebbe un lunghissimo tempo di gestazione, tra le ratifiche dei due Parlamenti e i necessari referendum svizzeri.

Il decreto dovrebbe quindi contenere l’impalcatura per permettere il rientro dei capitali esportati con la cosiddetta “voluntary disclosure”. Si starebbe studiando una sorta di «autodenuncia», che prevedrebbe il pagamento integrale delle tasse, uno sconto sulle sanzioni e la neutralizzazione di quasi tutti i reati tributari, ad eccezione della frode fiscale.

Non potrebbe così aderire non solo chi ha frodato il fisco, ma neanche chi, ad esempio, ha ricevuto dall’erario anche un semplice questionario con richiesta di chiarimento. Si prevedrebbe una finestra temporale, fino all’estate 2015, per la regolarizzazione volontaria del non dichiarato e le norme prevedrebbero, come presupposto per la pacificazione, il pagamento integrale delle tasse evase. Lo sconto sulle sanzioni potrebbe arrivare a metà del minimo di legge se il patrimonio proviene da Paesi con i quali c’è scambio di informazioni.

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