Sabato 07 Dicembre 2013

Troppi studenti

non finiscono la scuola

Como

Appello per rilanciare la formazione professionale: anche Como aderisce a “Perché nessuno si perda”.

Acli, Compagnia delle Opere e Salesiani ieri mattina hanno chiesto insieme alle autorità cittadine, il Prefetto Michele Tortora e l’assessore Bruno Magatti, di puntare sulle scuole professionali come risposta ai problemi dei nostri tempi. Marco Mazzone, presidente della Compagnia delle opere di Como spiega: «Vogliamo partire dall’abbandono scolastico, nella nostra provincia troppi ragazzi dicono addio ai banchi. Ma grazie alle scuole professionali quasi otto su dieci possono trovare un lavoro». Per questo i numeri sono in crescita, da 620 iscritti nel 2002, il primo anno di sperimentazione, a oltre 11mila in Lombardia. A Como alle professionali studiano in 3329, ma un terzo di loro è iscritto al primo anno. Anche il prefetto è sensibile alla tematica e così ragiona: «Dispersione scolastica e disoccupazione marginalizzano i giovani, i fenomeni di microcriminalità sono collegati al problema». Secondo Magatti invece: «Colmare gli spazi per prevenire l’indigenza è un compito nostro e dell’istruzione».

La presidente provinciale delle Acli Luisa Seveso riflette: «La nostra scuola rivaluta la manualità e rimette al centro della vita dei giovani il lavoro». L’appello, già partito a Milano, ha una attenzione anche economica: Regione aveva mancato di stanziare a bilancio i fondi per le professionali. Senza le doti scuola e con le classi sature le scuole professionali non possono accogliere un numero crescente di iscrizioni, l’ultimo anno quasi 3mila in Lombardia. Serve lavorare però anche sull’orientamento: colpa della tv sono troppi gli aspiranti cuochi e troppo pochi i novelli meccanici. Collegando così domanda e offerta, scuola e lavoro. Nella riunione nella sede comasca della Regione ieri sono intervenuti anche i principali enti di formazione professionale di Como, Cometa, il Cfp, Padre Monti, Enfapi ed Enaip.

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