«Un Guggenheim
anche per Como»
Salvatore Amura e Angelo Monti, analizzano la richiesta di Lucini a Letta per la Casa del Fascio
«Idea vincente per trasformare Como in polo culturale europeo, ma ora subito un progetto»
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Ottenere da Roma la Casa del Fascio è un’occasione unica per proiettare la città nel panorama culturale europeo, ma a patto che si cominci a lavorare su un progetto preciso «Da domani», dice l’architetto Angelo Monti, presidente dell’ordine degli architetti di Como, e che si faccia del palazzo «Il Guggenheim di Como» aggiunge Salvatore Amura, presidente dell’Accademia Galli.
Secondo Monti, fa bene il sindaco Mario Lucini a scrivere ad Enrico Letta e al ministro dei beni culturali Massimo Bray - che la deputata comasca del Pd Chiara Braga ha invitato per settembre a Como - «anche se l’effetto della lettera mandata a Roma non potrà ovviamente essere immediato» spiega Monti, tuttavia, aggiunge il presidente «la richiesta a Roma avvia un processo che sul piano culturale, in città è ormai avviato da tempo».
Un unico filo rosso
Dalla Casa del Fascio, fino al chilometro della conoscenza. Como sarebbe già naturalmente predisposta a diventare un importante polo culturale, per l’architettura e l’arte del Novecento, basterebbe dunque mettersi al lavoro, senza nascondersi difficoltà e grandi impegni da onerare nel caso in cui la Casa del Fascio dovesse realmente diventare centro internazionale dell’arte contemporanea.
«Ciò che ha hanno fatto Lucini e Luigi Cavadini scrivendo a Letta è un passo necessario, ma non sufficiente - spiega Monti - E dico questo non per fare un passo indietro e spaventarci, ma per fare un passo avanti. Non per dire: bella idea, ma stiamo attenti che poi non riusciremo a tenere in vita la struttura; se mai per dire bella idea lavoriamo subito: da domani».
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