Volontari: benefattori o ladri di lavoro? Ecco i 54mila che ci aiutano gratis
Como volontari dell'Associazione Per Como Pulita al lavoro sulla scalinata della stazione di San Giovanni (Foto by Carlo Pozzoni)

Volontari: benefattori o ladri di lavoro?
Ecco i 54mila che ci aiutano gratis

Hanno un’età tra i 30 e i 54 anni. Gli uomini più numerosi delle donne

Quote rosa in aumento nel campo dell’assistenza. In 15 anni il Terzo settore è cresciuto del 54%

Benefattori o ladri di lavoro? Il mondo del volontariato comasco è stato messo sotto accusa dall’intervento di Fulvio Valsecchi, rappresentante del Movimento 5 Stelle, che ha accusato chi aiuta il prossimo gratis di «rubare lavoro a chi ne ha un bisogno vitale». Un affondo rincarato da Luca Ceruti, capogruppo grillino a Palazzo Cernezzi, secondo il quale il Comune, incentivando il lavoro dei volontari, abdica alle proprie funzioni. Immediate le reazioni, anche irritate, degli esponenti di quel mondo che sempre più spesso prende in mano pennelli, stracci e attrezzi per prendersi cura della cosa comune, laddove l’amministrazione pubblica non riesce più ad arrivare.

Ma il mondo del volontariato comasco è molto di più dei pur encomiabili gruppi di cittadini che lavorano grati per il proprio quartiere. C’è un intero esercito - 54mila persone, secondo l’Istat - che nel Comasco lavora gratis per il prossimo, spesso sopperendo a lacune del servizio pubblico. Lacune che, in assenza di volontari, resterebbero tali.

E il Centro servizi per il volontariato di Como a tracciare l’dentikit del volontario comasco: È un uomo, tra i 30 e i 54 anni, ha un lavoro, un diploma e probabilmente fa sport: questo il ritratto del volontario comasco secondo i dati raccolti nell’ultimo censimento Istat delle Istituzioni non profit. Di fatto il volontariato a Como è complesso e difficilmente riconducibile ad un unico volto, un elemento che lo contraddistingue però c’è ed è la determinazione. Incredibile e unico caso: in provincia di Como tutte le 3.054 realtà del Terzo settore interpellate risposero ai questionari per il censimento Istat 2011.

Scopriamo così dai risultati che le volontarie e i volontari comaschi sono 53.194, ma la stessa persona, se si impegna in più realtà, viene conteggiata più volte. Il loro numero è in crescita del 53,3% rispetto al 2001 quando i volontari erano “solo” 34.704. «Siamo abbondantemente sopra la media nazionale che vede un incremento del +45,5%» commenta Gian Franco Garganigo, presidente di AVC-CSV.

Le realtà del Terzo settore dove i volontari sono di gran lunga più numerosi sono le associazioni: 50mila, il 93,9% del totale, e prediligono cultura e sport per il 69,3%. Un dato che spiega anche la minore incidenza delle volontarie. Scherzi delle statistiche: se a Como le donne nel volontariato esprimono una minoranza del 36,8% del totale complessivo, sono però in maggioranza (53,6%) negli ambiti di assistenza sociale e protezione civile e in quasi parità (49,5%) nella sanità. I settori che vedono minore incidenza del genere femminile sono quelli dei sindacati e associazioni di categoria (27,6%) e della cultura, sport e ricreazione (32,3%). Ma anche quest’ultimo dato merita un distinguo: nelle attività culturali salgono al 42,6%, per scendere in quelle sportive al 20,6%.

Nell’assistenza sociale e nella protezione civile si impegnano complessivamente 5.723 persone, pari al 10,8% del totale, e nella sanità 4.140 (7,8%). Una forza che, a diverso titolo, assiste 281.633 persone con specifici disagi.

Resta un 7,5% di volontari che si occupano di “altro”, pari a quasi 4mila persone impegnate in attività di cooperazione e solidarietà internazionale, protezione dell’ambiente, filantropia e promozione del volontariato, tutela dei diritti, attività politica e religiosa.

Nel 2011 le entrate delle non profit comasche ammontavano a 721 milioni di euro, le uscite si fermavano a 690 milioni di euro, generando un saldo positivo pari a 30,5 milioni circa, raggiunto nonostante la difficoltà di reperire contributi, pubblici e privati, e il calo delle donazioni. Una somma che, come sancito dalla qualifica di soggetti senza scopo di lucro, deve essere reinvestita nelle attività sociali.


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