Tassista investito mentre soccorre   “Zulu 38” , i taxi in silenzio  I colleghi: Eugenio era generoso
Il taxi “Zulu 38” parcheggiato dal tassista a lato della Milano-Meda

Tassista investito mentre soccorre

“Zulu 38” , i taxi in silenzio

I colleghi: Eugenio era generoso

Il ricordo di Eugenio Fumagalli, il taxista di Carugo travolto e ucciso sulla Comasina mentre soccorreva i feriti in un incidente

A tradirlo è stata quella stessa generosità che metteva al servizio degli altri ogni giorno.

Ne sono più che convinti i suoi colleghi di lavoro, tassisti che hanno condiviso con lui un percorso di oltre dieci anni di lavoro: quando ha visto la macchina ribaltata lungo la strada, Eugenio Fumagalli, 47 anni, residenti a Carugo, senza esitare si è fermato a prestare soccorso alla giovane coppia rimasta intrappolata nelle lamiere.

Il destino ha voluto che, proprio in quel momento, dalla strada arrivasse un’altra macchina che non è riuscita a frenare in tempo, travolgendolo.

«Era una persona per bene, in un periodo in cui fanno sempre notizia episodi negativi, lui riceveva i complimenti anche dai clienti».

A parlare è Vincenzo Mazza, direttore del Radiotaxi 6969 che ricorda Eugenio, tassista da quando il padre gli aveva “regalato” la propria licenza, ossia ormai da dodici anni. “Zulu 38” questo il nome della sua auto bianca con cui lavorava nel capoluogo meneghino, sotto appunto la “Radio Taxi Milano”. «Non si sceglie il nome a caso, lo si motiva. E lui - aggiunge - ha scelto questo nome in ricordo di un glorioso popolo africano, diceva così».

«Era un figlio d’arte, possiamo dire» sorride amaro Mazza quando offre il ritratto di un amico e collega «che era tutto casa, lavoro, appassionato della sua moto e della sua ragazza che sta a Forlì. La vedeva ogni due settimane».

Originario di Albiate, piccolo comune in provincia di Monza e Brianza, qui Eugenio ha iniziato a seguire le orme del padre. Poi si è trasferito in provincia di Como, a Carugo, in un complesso residenziale nato alle porte del piccolo paese, nella zona dell’oratorio dove, ieri, c’era poca voglia di parlare.

«È stata la sua disponibilità a tradirlo, ma lui era fatto così. Le dico, non più tardi del 27 dicembre, un nostro collega ha inviato un Sos perché era in difficoltà - ricorda - Alla chiamata abbiamo risposto in dieci e tra questi c’era anche lui. E vede, anche questa volta, anche all’alba di domenica, si è fermato a prestare aiuto».

Rimane il dolore per la scomparsa di Eugenio in un evento difficile da comprendere «pensiamo di presentarci tutti con i nostri taxi bianchi al funerale per salutarlo».n 
S. Rig.


© RIPRODUZIONE RISERVATA