Acciaio, l’analisi degli esperti di Siderweb. Il mercato continua la frenata, pesa l’incertezza a livello globale

L’analisi La domanda e la produzione sono in calo. Ora l’aumento dei costi energetici e l’inflazione fanno prevalere la prudenza tra le imprese clienti

Il 2022 della siderurgia mondiale è stato contrassegnato da un’incertezza causata dalla coda della pandemia e dalle conseguenze della guerra in Ucraina, sfruttata per mettere in campo speculazioni enormi soprattutto sui beni energetici.

Fattori

Il 2023 sarà ancora condizionato da diversi fattori, tra i quali la persistenza del Covid in Cina e il conflitto in Europa.

A delineare un bilancio dell’anno appena concluso, con uno sguardo in prospettiva, sono gli esperti di Siderweb. «L’economia italiana – ha analizzato Gianfranco Tosini, membro dell’ufficio studi della Community dell’acciaio - ha resistito al caro energia oltre le aspettative: nel 2022 il Pil aggregato è cresciuto di circa il 3,5% portandosi quasi due punti sopra il livello precedente la pandemia. Il turismo in espansione è stato il principale driver, soprattutto nella seconda parte dell’anno, ma l’industria ha dimostrato una forte resilienza, a fronte di costi altissimi, sebbene con ampia eterogeneità tra settori. Gli sviluppi del conflitto fra Russia ed Ucraina hanno causato comunque un peggioramento delle aspettative su ordini e produzione soprattutto nei settori in cui l’energia rappresenta una quota rilevante degli input produttivi delle aziende».

Andando ad analizzare gli effetti sulla siderurgia globale e italiana, il 2022 ha visto una flessione della domanda di acciaio del 2,3%, causata da un contesto globale che si è deteriorato quando il rischio di inflazione si è completamente materializzato insieme ad altri importanti venti contrari, vale a dire la guerra tra Russia e Ucraina e i lockdown in Cina per far fronte a nuovi focolai di Covid-19.

Bottiglia

«La ripresa della domanda di acciaio cinese alla fine del 2021 si è invertita nel secondo trimestre del 2022». Complessivamente, la domanda «si è contratta del 2,2% nei primi dieci mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021. Per l’intero anno, essa dovrebbe diminuire di quasi il 4%. La ripresa della domanda di acciaio nelle economie sviluppate ha registrato una grave battuta d’arresto nel 2022 a causa dell’inflazione sostenuta e dei colli di bottiglia duraturi dal lato dell’offerta – ha continuato Tosini -, aggravati dal conflitto russo-ucraino. In particolare, nell’Unione europea, in presenza di una delicata fase congiunturale caratterizzata da alta inflazione e crisi energetica, il calo della domanda di acciaio nel 2022 dovrebbe attestarsi intorno al 3,5%. Sostanzialmente uguale la diminuzione in Italia (-3,4%)».

La produzione mondiale di acciaio si è adeguata all’andamento della domanda con delle accentuazioni in corrispondenza con i picchi di prezzo registrati dalle materie prime energetiche che hanno costretto in particolare le imprese siderurgiche europee a ridurre la produzione, concentrandola nei giorni o nelle fasce orarie giornaliere con i costi dell’energia più bassi.

«La produzione di acciaio, che era cresciuta a ritmi frenetici nella prima parte del 2021, è rallentata nei mesi successivi e già nei primi mesi del 2022 ha mostrato un calo, che nell’Ue si è accentuato dopo i mesi estivi. Stessa dinamica in Italia, ma con una progressione negativa più marcata a partire da luglio. Ciò si spiega anche con il fatto che le imprese siderurgiche italiane, producendo prevalentemente acciaio con forno elettrico, sono state più svantaggiate dall’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche rispetto alle imprese con ciclo integrale».

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