Accordo fiscale,  la rivolta dei 5Stelle  «Così solo da perdere»
Il parlamentare Giovanni Currò

Accordo fiscale,

la rivolta dei 5Stelle

«Così solo da perdere»

I parlamentari Currò e Invidia contro la bozza di intesa tra Italia e Svizzera: «Già avuto un colloquio con Conte e Di Maio»

«La bozza sul nuovo accordo dei frontalieri non va bene». La dichiarazione, in parte attesa dopo qualche giorno di riflessione, dei deputati pentastellati Giovanni Currò e Niccolò Invidia arriva all’immediata vigilia (secondo i rumors filtrati da Roma e dal territorio) del primo giro di consultazioni che una parte del Governo ha intenzione di avviare in vista della definizione del pre-accordo con la Svizzera, indicativamente fissata per il 15 novembre.

«Oltre alla questione di metodo, non capiamo in generale dove l’Italia abbia convenienza a siglare questa intesa», scrivono i due deputati del Movimento 5 Stelle, che definiscono lo scatto in avanti di una parte del Governo - Giovanni Currò cita in prima persona il viceministro dell’Economia Antonio Misiani e il senatore varesino Alessandro Alfieri (entrambi del Partito Democratico) - come “un pericolo precedente giuridico”. Il nocciolo della questione sta nel fatto che «non solo siamo davanti ad una discriminazione tra giovani e vecchi frontalieri, ma anche al mantenimento, nel medio periodo, delle linee guida della bozza di accordo del 2015».

Il concetto di fondo espresso dai due deputati pentastellati - al di fuori delle frizioni politiche - è che un “nuovo” frontaliere - quelli ad oggi direttamente interessati dalla firma del nuovo accordo - di fatto non avrebbe più convenienza ad attraversare il confine per andare a lavorare in Ticino (su “La Provincia” del 6 ottobre abbiamo parlato di un’autentica stangata in arrivo per i nuovi contratti). Meno frontalieri vorrebbe dire anche meno indotto sui territori di residenza, con il franco “forte” che sin qui ha portato benessere a buona parte dei Comuni e delle attività di confine. Ma non è tutto, perché ad oggi «non vi è alcuna garanzia che il Ticino non possa perseguire delle policy per disincentivare il lavoro dei “vecchi frontalieri” incentivando quelli nuovi che sottostanno al nuovo accordo sfavorevole».

Il deputato comasco Giovanni Currò parla apertamente di «contenuti da rivedere su una bozza peraltro non ancora scritta, ma definita per sommi capi» e di “metodo di lavoro sbagliato”, auspicando «d’ora in poi una maggior condivisione anche con il territorio per arrivare alla firma di un accordo davvero positivo per il territorio italiano e non solo per quello svizzero». «Ne ho parlato in questi giorni anche con il presidente Conte e con il ministro Di Maio. Così da parte nostra non ci sarà alcun via libera in Parlamento al nuovo accordo fiscale», chiosa Giovanni Currò. Insomma, il cammino dell’intesa che da cinque anni la Svizzera (soprattutto) avrebbe voluto firmare si fa nuovamente arduo. E in questo contesto c’è da capire anche il destino dei ristorni, garantiti per un numero di anni (15 secondo i primi rumors), poi destinati a scomparire, affidando al ministero dell’Economia il compito di ripartire i fondi a Comuni e realtà di confine.


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