Mercoledì 17 Luglio 2013

Allarme degli esperti

«Con il redditometro

rischiano gli onesti»

Redditometro, spesometro, riccometro. Termini entrati nel nostro gergo comune, simboli di un’imposizione fiscale che non solo è percepita come sempre più pesante, ma che, per giunta, «inverte l’onere della prova», quasi fossero i cittadini a doversi discolpare di chissà cosa invece che l’amministrazione centrale dello Stato a dimostrare presunte - o reali - evasioni del fisco.

Oggi, alle 15, l’Associazione nazionale tributaristi italiani (Anti) proporrà a Como, al chiostro di Sant’Abbondio, un appuntamento dedicato al tema.

Il perché di questa scelta è spiegato in due parole dal presidente lariano dell’Ordine dei commercialisti, Sandro Litigio: «Il tema - dice - è di grande attualità. Lo strumento, che è stato introdotto nel 1973, è stato completamente ridisegnato nel 2010 e attuato sul finire del 2012. Le criticità sonno note ai tecnici: dalla retroattività del suo impiego al rispetto della privacy, passando per l’uso improprio dei dati statistici utilizzati a riferimento, i problemi non mancano».

Similmente agli studi di settore per le imprese, il redditometro «interessa potenzialmente 40milioni di italiani», con un sommerso stimato in 120 miliardi annui che obbliga sì il sistema a rinnovare i suoi strumenti «per contrastare l’evasione. Ma che, tuttavia, «potrà colpire anche il contribuente onesto, se questo non è in grado di dimostrare la provenienza della capacità di spesa».

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