Appello dell’edilizia: «Piccole imprese in crisi di liquidità»

Bonus casa Soprattutto gli artigiani sono in emergenza per i crediti che le banche non acquisiscono più. Diodato (Cna Lario e Brianza): «Chi è più esposto rischia di saltare»

Appello dell’edilizia: «Piccole imprese in crisi di liquidità»
Il 75% dei crediti nel cassetto fiscale delle imprese comasche non è relativo al Superbonus 110%

Di ritorno da Roma e dall’incontro con i vertici di Cna, Pasquale Diodato, presidente Cna Lario Brianza, ha contribuito a porre all’attenzione del Governo la questione del crediti delle imprese a seguito dei bonus per l’edilizia: i crediti fiscali riconosciuti nei mesi di febbraio marzo e aprile, pur se nel cassetto fiscale e quindi già approvati dall’Agenzia delle entrate, restano bloccati, con conseguente mancanza di liquidità per le imprese e rischio fallimento.

«I crediti fiscali che le imprese hanno nel cassetto fiscale sono cifre che gli imprenditori hanno anticipato per i committenti - spiega Diodato - è questo il problema. Se le banche non accettano questi crediti, le imprese si trovano con una completa mancanza di liquidità mentre devono pagare i dipendenti e i fornitori, oltre alle tasse con scadenza il 30 giugno e senza proroga».

Le associazioni ricevono ogni giorno telefonate dalle imprese per i diversi casi dei bonus che si sono trovati nel guado del cambio normativo, con la conseguenze limitazione o chiusura delle banche per il ritiro della cessione del credito.

È il caso, per esempio, del bonus facciate fino al 2021 al 90% e ora al 60%. Se su un lavoro dal valore di 50mila euro il committente nel 2021 ha saldato 5mila euro, i restanti 45mila l’impresa poteva cederli alla banca. La legge prevedeva che il privato cedesse il credito all’azienda tramite lo sconto in fattura e che l’impresa a sua volta lo cedesse a un istituto di credito.

Circuito bloccato

Ora per i mesi da febbraio a fine aprile questo circuito si è fermato perché la banche hanno raggiunto i loro limiti e non hanno più accolto i crediti. «Non solo le imprese sono rimaste scoperte per la liquidità - continua Pasquale Diodato - ma anche i privati che hanno scelto di effettuare i lavori e di portarli loro in detrazione. In alcuni casi si sono indebitati per ritrovarsi con le banche che non ritirano i crediti. Si tratta di una normativa insostenibile che va modificata, ma intanto bisogna sciogliere questo blocco».

Con un nuovo intervento è stato previsto che dal 1° maggio si possa ancora cedere il credito fiscale per i nuovi lavori. Restano però scoperti questi crediti riconosciuti nei primi mesi del 2022.

Da una ricerca interna di Cna Lario Brianza risulta che solo il 25% delle cifre delle aziende ferme nel cassetto fiscale sono relative al bonus 110%, il restante 75% riguardano bonus “minori” come quelli per i serramenti, le caldaie, le facciate. La maggior parte delle risorse bloccate sono quindi relative a lavori svolti dalle piccole imprese artigiane che hanno fatto ai clienti lo sconto in fattura come previsto dalla legge.

L’allarme

«È impensabile ora non poterlo portare avanti perché se le imprese, e sono molte in tutta Italia, non sono messe nelle condizioni di poter rientrare, rischiano il fallimento» è l’allarme di Cna e di tutte le associazioni di imprese. «Abbiamo chiesto che il legislatore sani i tre mesi bloccati, che il Governo intervenga con una modifica alla norma, che la Cassa depositi e prestiti intervenga o ancora che questi crediti siano compensati in tasse e contributi».

La richiesta, urgente, di una soluzione è sul tavolo del Ministero dell’Economia per evitare che si inneschi una situazione per cui le imprese non riescono a saldare i fornitori, che la loro volta potrebbero fermarsi, di fatto finendo con il bloccare i cantieri. «La mancanza di liquidità, su cifre molto importanti, è diventata una vera emergenza - conclude Pasquale Diodato - che rischia di portare le imprese esposte con cifre importanti fino al fallimento».

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