Martedì 08 Luglio 2014

Bancomat obbligatorio

Le imprese comasche

«Così è un caos»

L’hanno già ribattezzata la guerra del Pos. Da una parte ci sono i commercianti, gli artigiani e i professionisti che, da ieri, si trovano nell’obbligo di accettare l’utilizzo delle carte di debito per i pagamenti superiori a 30 euro d’importo. Una rivoluzione che, secondo la Cgia di Mestre, obbligherà gli stessi, tra il pagamento di canoni e di ulteriori commissioni, a una spesa aggiuntiva di ulteriori 1200 euro annui su un fatturato da 100mila euro.

Dall’altra ci sono le associazioni dei consumatori, che invitano i clienti a richiedere l’utilizzo del Point of sale, evitando in questo modo il pagamento in contanti. Nessuna particolare segnalazione nel giorno dell’esordio (un bilancio si potrà trarre tra qualche giorno), in compenso si moltiplicano le polemiche.

Costi di gestione eccessivi

Oggi, assieme ai Cinquestelle, promotori dell’iniziativa, anche il consigliere regionale Daniela Maroni firmerà una mozione che chiede al governo di rivedere il provvedimento:«L’installazione dei Pos comporta rilevanti costi di noleggio e canone d’utilizzo oltre alle commissioni sulle transazioni che sono in media tra le più elevate d’Europa. Il decreto poi, non è affatto funzionale alla lotta all’evasione fiscale e si configura come l’ennesimo regalo alle banche».

«Il Pos - spiega il presidente di Confesercenti Como, Claudio Casartelli - è un ulteriore adempimento che va a gravare sui commercianti. Non è il pos in sé stesso il problema, quanto piuttosto i costi a esso correlati che, specie sugli articoli di poco margine, fanno sì che le commissioni superino il valore aggiunto dei prodotti venduti».

«Le carte di credito, infatti, arrivano ad avere anche un onere del 3% a carico del negoziante - aggiunge Casartelli -. Se questa percentuale è applicata ai tabacchi, per esempio, al rivenditore conviene non vendere la merce. Prima di imporre un simile sistema ci doveva essere a monte un provvedimento che obbligasse le banche a rivedere le spese. Non a caso, esiste l’obbligo, ma non la sanzione: come spesso accade, si saranno resi conto che questa impostazione è critica e quindi, per non fare marcia indietro, e allo stesso tempo per non suscitare eccessivi malumori, hanno adottato la solita soluzione all’italiana».

Un problema in più, ovviamente, per gli artigiani che lavorano direttamente al domicilio dei clienti. «Ben venga - analizza allora il direttore di Confartigianato Como, Francesco Chirico - ben venga il pagamento elettronico, ma a patto che si valuti attentamente a chi imporlo. Per i manutentori che hanno diversi dipendenti, per esempio, chi ripara gli elettrodomestici a casa, il costo per dotare ognuno dei tecnici di un Pos sarebbe assurdo. Bisogna far chiarezza sull’uso ed evitare che tutto questo si risolva in un ulteriore aggravio sulle aziende. Contemporaneamente all’introduzione dell’obbligo, bisogna fare in modo che i costi siano ridotti. Il problema, insomma, non è lo strumento, ma le conseguenze che lo stesso porterà su chi incassa importi minimi, su cui peserà un costo sproporzionato. Va bene tracciare il denaro conclude Chirico -, ma forse è meglio partire dall’alto e poi scendere. Differentemente,sarà soltanto un ulteriore modo di alzare le tasse».

Servizio di regolamentare

Critico anche il giudizio di Alberto Bergna, direttore di Cna Como: «Nulla di contrario al Pos - dice - che ritengo uno strumento semplice ed efficace. Il problema sta nell’applicazione della normativa, che va perfezionata perché altrimenti rischia di essere troppo generica. Non si può, infatti, imporre lo stesso obbligo al centro commerciale e al tipografo. Se fosse tutto gratuito, magari avrebbe anche una sua logica. Siccome il servizio è a pagamento, bisogna tararlo bene per evitare che lo stesso si ritorca contro chi lavora».

«Invece di aggiungere obbligo a obbligo, meglio controllare quelli che già ci sono».

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