Basta dazi per il Canada  «Una grande vittoria  per il tessile comasco»
I telai di una tessitura serica

Basta dazi per il Canada

«Una grande vittoria

per il tessile comasco»

Il trattato CetaIl paese nordamericano è cliente del nostro distretto: nel 2016 acquisti per 6 milioni. Previste norme rigide sulla certificazione di origine

Un mercato, quello canadese, cresciuto dell’8% in un anno per Como e che ora potrebbe accelerare ulteriormente.

Oggi diventa realtà in via provvisoria il Ceta, l’accordo di libero scambio siglato tra Canada e Unione Europea dopo sette anni di negoziato. Con l’ok ricevuto dal Parlamento Europeo il 15 febbraio 2017, entrerà però pienamente in vigore soltanto a seguito della ratifica di tutti gli Stati Membri della Ue.

Ci sono settori allarmati, come l’agricoltura. Felice invece l’industria tessile lariana, per una serie di conseguenze che questa importante novità comporta.

La prima - sottolinea Unindustria Como - è l’abbattimento dei dazi per i prodotti tessili e dell’abbigliamento, che quindi faciliterà appunto le esportazioni comasche.

In concreto, il mercato canadese nel 2016 ha comprato dal distretto tessuti, foulard, cravatte e altri prodotti per un valore complessivo di 6 milioni di euro. Proprio per gli accessori i dazi sono molto pesanti, quindi l’azzeramento potrebbe risultare prezioso. Non solo. Il Ceta - sottolinea ancora l’associazione di via Raimondi - prevede un assetto di regole d’origine innovativo e fortemente voluto dalle imprese comasche, che si sono battute con successo per raggiungere l’obiettivo.

Quindi per la prima volta si potrà concedere dazio zero per articoli che potranno essere sia tessuti, sia tinti in Italia. Con gli accordi precedenti, il regime preferenziale valeva, nel caso dei tessuti tinti filo e tinti in pezza, solo ad articoli ottenuti sia con filato, sia con tessuto di origine europea, mentre la tintura non veniva presa in considerazione.

Como veniva così tagliata fuori visto che nel campo serico e della tessitura delle fibre chimiche continue la maggior parte dei filati proviene dall’Asia. Di qui la soddisfazione espressa da Andrea Taborelli, a capo del gruppo tessile di Unindustria: «Riusciremo finalmente anche noi a godere dei benefici previsti da questo genere di accordi e ci siamo adoperati affinché un altro importante “free trade agreement”, che è ancora in fase di definizione, quello col Giappone, vada nella medesima direzione».


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