«Basta, vado in Svizzera
con la mia azienda
E porto i dipendenti»

Giuseppe Caggiano andrà all’incontro di Chiasso

e vuole lasciare solo un ufficio a Carugo

«Intendo investire e dare un futuro ai miei figli»

«Sono un imprenditore artigiano, ho un’azienda sana con molti clienti svizzeri e che dà lavoro a 10 persone, ma non ce la faccio più a mandarla avanti come ha fatto mio padre e come per 15 anni ho fatto anch’io». Così annuncia: «Tasse e burocrazia ci schiacciano perciò, se in Svizzera avrò agevolazioni su tutto, mi trasferirò. A Como si parla di zona franca a burocrazia zero; sarebbe bello, ma non c’è più tempo per aspettare».

Giuseppe Caggiano, che a Carugo con la sua “Artigiani del marmo” lavora pietre per l’arredo, l’edilizia navale, funeraria e alberghiera, è nella fase operativa della sua decisione: «Il 26 settembre andrò all’incontro organizzato dal Comune di Chiasso con le imprese che pensano a trasferirsi. Voglio capire procedure e benefici per un’idea: fare a Chiasso una succursale della mia azienda».

Cosa resta

«Là voglio insediare sede legale e sito produttivo, qui a Carugo voglio lasciare un ufficio per la vendita e il contract» aggiunge.

Se gli si fa notare che così la succursale sarebbe quella di Carugo risponde «d’accordo, ma ci rendiamo conto di quel che sta accadendo qui fra gli artigiani? Ci sono aziende che dopo 5 generazioni chiudono, non riapriranno mai più. Ho due figli di 25 e 20 anni in azienda con me, devo pensare al loro futuro, voglio che con loro l’azienda vada avanti almeno per decenni, voglio investire e avere un ritorno».

Un accenno al fatto che la categoria è fra le più osservate per i “ritorni” in nero gli fa rispondere che lui non fa nero e non ha «un solo centesimo in Svizzera», e che secondo lui «per chi il nero lo fa, è ricchezza che ritorna perché viene speso qui».

Lui, 46 anni, ha iniziato a lavorare nell’azienda fondata da suo padre Michele quando ne aveva 14. Ci spiega che ancora oggi, entra in laboratorio alle 5 del mattino e ci resta fino alle 22.

Sono ore di fatica durante le quali spuntano anche riflessioni e visioni sul futuro, alimentate anche «dall’irritazione di vedere questa gente al governo che blocca il Paese e pensa soltanto ai propri interessi».

La nuova strada

«Quest’anno - dice - non ho fatto ferie; spesso lavoro anche di domenica, ma non basta lavorare a testa bassa, c’è un problema di qualità di vita. Perciò mi sono convinto che ci sia una strada che mi permetterà di lavorare 8 ore con una produttività pari a quella di 10 e un guadagno pari a quello di 20 ore. Non è un sogno campato in aria. Mi sento profondamente italiano, e patriottico, ma voglio poter trovare le mie soluzioni ovunque».

In Svizzera porterà con sé «tutti i dipendenti, che per me sono come famigliari, mettendo a disposizione un pulmino». Con stipendi svizzeri? «Con quelli previsti dalla legge», risponde.n

Sul sito webtroverete l’intervistaal sindaco di chiassoe il dibattito svizzera

© RIPRODUZIONE RISERVATA