Martedì 30 Settembre 2014

Como, soldi da Roma

per lanciare il tessile negli Usa

Il viceministro Claudio Calenda e il direttore di Unindustria Antonello Regazzoni

Il viceministro Carlo Calenda è stato ospite ieri mattina della giunta di Unindustria per fare appello a Como e al distretto del tessile: lo sviluppo in Italia passa anche da noi e si compie arrivando negli Stati Uniti. Il governo infatti ha predisposto un piano straordinario per il Made in Italy approvato con lo Sblocca-Italia che prevede un consistente stanziamento di fondi per l’internazionalizzazione delle imprese e in particolare delle imprese medie e piccole nel settore tessile.

«Questi soldi però vanno spesi bene - spiega Calenda - perché abbiano un impatto significativo. Abbiamo previsto di finanziare attività consistenti proprio per il tessile, a partire da un piano straordinario con gli Stati Uniti sul fronte della grande distribuzione per far arrivare più prodotti italiani sullo scaffale, e proseguendo con il rafforzamento delle fiere tessili, Pitti e Milano Unica».

Settimana scorsa si sono svolti gli incontri tra i rappresentanti del governo e i soggetti interessati, compreso il Sistema moda Italia. Tutti sono stati invitati a collaborare. In prima linea ci sono Como, Biella e Prato. Realtà diverse secondo il viceministro, che tuttavia le ritiene integrabili tra loro nell’ottica di promuovere attività di potenziamento.

«L’ho sempre detto - precisa - Penso che il tessile sia stato il settore che per primo ha preso la “botta” con la globalizzazione e per questo credo che al tessile vadano dedicate particolari energie e attenzioni». Agli industriali di Como, attraverso i rappresentanti di Unindustria, ha chiesto di pensare a «un piano ambizioso come quello che abbiamo visto fare a Pitti, sconfiggendo Londra che gli faceva la guerra, e come quello che vedremo a Unica, che vogliamo diventi la prima fiera del tessuto nel giro di due o tre anni superando la Francia».

Calenda inoltre ha garantito la disponibilità da parte del Governo a «mettere i soldi che servono».

Ma perché proprio gli Stati Uniti? Secondo il viceministro, perché in base ai risultati delle analisi di mercato commissionate c’è ancora un elevato potenziale non sfruttato da parte dell’Italia che vanta una spiccata capacità di attecchire con i suoi prodotti. Mentre la strategia autarchica della Russia di Putin fa presagire una ulteriore contrazione dei consumi interni e quindi delle future esportazioni per le nostre imprese, dall’altra parte dell’Atlantico per Calenda ci sono ampi margini di crescita.

«Dall’analisi di potenziale alla base del nuovo piano di internazionalizzazione gli Stati Uniti sono il mercato dove l’Italia ha il più alto potenziale in assoluto, supera quello in Cina. Quest’anno prevediamo poco meno di trenta miliardi di esportazioni e potremmo aggiungere altri 10 entro il 2016».

A questo si aggiunga che il governo sta negoziando un accordo di libero scambio che nelle previsioni avrà un impatto dirompente sul settore del tessile. «Il tessile, con la pelletteria e l’oreficeria come altri settori di specializzazione italiani, ha ancora molte barriere - spiega Calenda - Faremo un piano straordinario con gli Stati Uniti lavorando con la grande distribuzione organizzata, con l’advertising, per arrivare all’America profonda. Oggi i piani di internazionalizzazione del governo italiano sono stati concentrati solo a New York, Miami e Los Angeles, come se gli Stati Uniti si fermassero lì. Nessuno ad esempio ha mai fatto niente in Texas che è uno delle zone di maggiore crescita. Una nostra iniziativa in Texas però farebbe molto clamore che non a New York dove ce n’è una ogni quindici minuti».

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