Martedì 08 Luglio 2014

Contratto dei tessili

Aumenti e rigidità

I piccoli in rivolta

Falco? Hanno usato espressioni anche più pesanti. Matteo Cavelli, 43 anni, alla guida dei Tessili vari non si scompone: «Figurarsi, mi hanno definito imprenditore del Bangladesh. E pensare che ho 60 dipendenti e 120 estintori nella mia azienda».

Azienda familiare - la Mario Cavelli spa - che si trova a Busto Arsizio e anche a Lurago Marinone: produce tende, tessuti e tovaglie dal 1933. Mauro Cavelli è stato presidente di Proposte a Cernobbio. E Matteo guida appunto la Federazione italiana industriali dei TessiliVari e e del cappello, con 1.500 piccole imprese. Che aderisce a Confindustria e non ha firmato il contratto nazionale, il che ha scatenato appunto l’ira dei sindacati e uno sciopero: «Si penalizzano 20mila lavoratori».

Lui in una lettera aperta già aveva evidenziato: «Inutile dare aumenti se poi si fanno chiudere le fabbriche. Al contempo, ci siamo invece proposti di ridistribuire automaticamente ai lavoratori parte di quanto eventualmente risparmiato dalle aziende a seguito di riduzione delle tasse sul lavoro».

Che accadrà dopo questo sciopero?.

A noi non risulta un’alta adesione. Anche i lavoratori sono stanchi. Il sindacato vuole imporre un contratto con Sistema Moda Italia. Noi non vogliamo fare una guerra, per quella tipologia di grandi imprese, con negozi monomarca ad esempio, il contratto ottenuto è ottimo. Il 50% delle nostre aziende sono in cassa integrazione e solidarietà. L’aumento di 118 euro? Noi firmiamo subito, con 96. No, mi rispondono, si crea un precedente. Ma anche a livello di flessibilità così non si garantisce meglio: se, per dire, a luglio ho bisogno di 70 dipendenti di più, posso avere solo il 5% di contratti a termine. E dire che Renzi ha messo il tetto del 20%. Non si può più lavorare così, con queste rigidità.

Anche perché le aziende devono rispondere a un mercato rapido?

Infatti. Se mi arriva l’ordine di 800 metri e devo consegnare tra cinque giorni, ho bisogno di prendere personale subito.

Questo in un quadro che dà qualche segnale positivo?

Il quadro del tessile è variegato. Il tendaggio è in calo del 10%. Poi il tessile totale è incremento, sì. Attenti però_ se si produce, ma io attacco solo il bottone... Il vero nodo - lo testimoniano i dati Istat come quelli della Cgia di Mestre - è che dall’inizio dell’anno si sono perse troppe aziende. Ripeto, il contratto lo vogliamo firmare, ma discutendo le condizioni a una a una. Un contratto nazionale non va bene per tutti. Nel nostro caso, siamo piccoli e non possiamo contrattare direttamente. Questa azienda un tempo aveva 130 persone, oggi ne abbiamo 60. Continuiamo a produrre in Italia e questo va bene. Siamo a Busto, Lurago. abbiamo poi un ricamificio.

Quanto si paga l’essere piccolo?

Nel contratto Smi si è inserito un elemento di garanzia retributiva: tu sei piccolo, non puoi fare contrattazione aziendale, per cui ti metto una tassa. Negli anni passati di 200 euro a dipendente una volta a contratto. Adesso, per sempre una tantum: 200-250 euro fissi a dipendente l’anno, perché non hai contratto aziendale. Non si prende in esame come stanno le cose: uno non fa contrattazione, perché magari dà superminimi a chi merita. Già, se applichi la meritocrazia, ti punisco e paghi. Un modello non può valere per tutti, questo diciamo. Abbiamo i problemi che ad esempio hanno gli artigiani. Ogni costo in più per migliorare la produttività ci sta.

Ma in questo ritratto tempestoso come andare avanti?

Siamo fatti così. I tessili si ricaricano il mattino. E se vado bene, è giusto dare di più ai dipendenti.

La trattativa riprenderà?

I sindacati sono stati irremovibili, prima con il blocco per gli straordinari (e le aziende in cassa...), poi con lo sciopero. Io penso che troveremo la soluzione. Ma l’aumento sia una conseguenza di un miglioramento. Ho ascoltato Squinzi e il ministro Poletti a Santa Margherita: d’accordo con quest’ultimo. Prendiamo il contratto, buttiamolo, scriviamo le regole e una paginetta. Inserendo anche la meritocrazia. Non ci sono dipendenti di serie B rispetto ad altri tessili.  

Marilena Lualdi

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