Coronavirus, le imprese  Mattioli  (Confindustria)  «Ripartire in sicurezza»
Lunedì forse una svolta per le filiere produttive

Coronavirus, le imprese

Mattioli (Confindustria)

«Ripartire in sicurezza»

La vicepresidente nazionale Licia Mattioli chiede di fare in fretta: «Test, tamponi, dispositivi: pronti a tutti ma le aziende devono riaprire subito»

Sono d’accordo nell’ascoltare i virologi, in questa fase è fondamentale: ma non possiamo distruggere le imprese e i posti di lavoro ad esse collegate, altri paesi stanno dimostrando che si può lavorare”. Licia Mattioli, amministratore delegato della Mattioli spa di Torino, leader nella creazione e lavorazione manuale di gioielleria e oreficeria di alta qualità, è vicepresidente uscente di Confindustria con delega all’internazionalizzazione. Mattioli è in corsa con il numero uno di Assolombarda, Carlo Bonomi, per la presidenza di Confindustria. Il voto del consiglio generale è previsto per domani, giovedì 16 aprile.

In questi ultimi giorni, le organizzazioni regionali di Confindustria del nord Italia hanno chiesto a gran voce di ripartire con le produzioni. Lei cosa ne pensa?

“Io credo che la salute e la sicurezza abbiano il primato ma che sia fondamentale anche salvare la nostra economia e il nostro sistema produttivo. Le scelte del governo, anche se non è facile, devono tenere conto di tre esigenze: la salute, il lavoro e l’aspetto sociale. La Germania ha dimostrato che queste esigenze possono essere tenute insieme continuando a lavorare. Negli ultimi giorni, anche in Veneto stiamo vedendo come si può riaprire pur continuando a tutelare la sicurezza”.

Sul territorio comasco e brianzolo, gli imprenditori del tessile e della moda e quelli del legno-arredo chiedono di riaprire al più presto, magari già da lunedì prossimo. Lei è d’accordo?

“Io penso che ogni settore abbia le proprie peculiarità. Se consideriamo il tessile e la moda vediamo una grandissima sofferenza perché, se non si consegna in tempo una collezione, si può considerare persa un’intera stagione. La situazione è grave soprattutto perché ci sono paesi, nostri competitor, che non si sono mai fermati e altri, come la Spagna, che hanno ripreso a lavorare. Pensi anche al mondo dell’edilizia: era già in crisi prima che scoppiasse questa epidemia, ora è davvero alla canna del gas. Con tutte le cautele del caso e le norme di sicurezza più rigorose, ritengo che si debbano far ripartire subito almeno i cantieri all’aperto. Ci sono anche cantieri già finanziati e ci sono necessari interventi di manutenzione da fare, come dimostrano purtroppo i ponti che crollano. Io ritengo che non si possa più perdere tempo”.

Per quali motivi, secondo lei, nonostante questo deciso pressing da parte delle organizzazioni di categoria, il governo ha fatto una scelta diversa, prolungando, salvo ripensamenti per alcuni settori, il lockdown fino al prossimo 4 maggio?

“Perché ci si è riferiti solo al parere dei virologi, che io certamente non discuto perché non ne ho le competenze: ma dobbiamo garantire il futuro del paese e quindi fare scelte responsabili in questo senso. Sui tamponi, sui test sierologici, sulle misure preventive si faccia tutto quello che serve, però partiamo, altrimenti si decide di non decidere, il tempo passa e noi restiamo indietro. La mia preoccupazione è anche sul fronte del lavoro: ci sono 8,8 milioni di persone a casa in questo momento; se solo una piccola percentuale perdesse il lavoro alla fine di questa vicenda sarebbe comunque un dramma. Peraltro molte aziende italiane, anche sui territori di Como, Lecco e Sondrio dalle notizie che mi sono giunte, hanno già messo in atto una serie di misure efficaci. Una ricerca effettuata sul Veneto ha dimostrato che, su 5mila imprese controllate in quella regione, solo una non era in regola con il protocollo di sicurezza”.

Ritiene che siano efficaci le misure per la liquidità e per il sostegno alle imprese finora varate dal governo?

“Più che sull’entità degli stanziamenti, mi concentro su un’altra questione: il vero problema è che non sappiamo né come né quando arriveranno i soldi, c’è un grande problema legato alla burocrazia e, anche in questo caso, siamo perdenti rispetto agli altri paesi dell’Unione europea. In Germania i soldi sul conto corrente delle imprese sono arrivati in 48 ore usando le autocertificazioni: allora facciamolo anche noi, sblocchiamo il paese; poi ci sarà tutto il tempo per fare i controlli ed eventualmente per sanzionare severamente i furbi che hanno chiesto gli aiuti anche se non era necessario. Per quanto riguarda gli altri provvedimenti, mi fa piacere che sia stata istituita una task force, ma a parte il presidente Colao non né fanno parte né manager né imprenditori: mi sembra sottovalutata l’importanza della parte produttiva del paese”.

Come valuta la sua esperienza come vicepresidente nazionale di Confindustria?

“Il focus sull’internazionalizzazione mi ha insegnato che è necessario fare squadra. L’export italiano è cresciuto quando tutti i protagonisti economici si sono uniti. Anche in questa emergenza dico: lavoriamo tutti insieme per far ripartire il paese, rispondiamo in modo unitario e ce la faremo”.


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