Dogana chiusa, assedio dei Tir  E le frontiere svizzere  restano un’incognita
I Tir fermi a Ponte Chiasso ieri: in Svizzera era festa (Foto by foto butti)

Dogana chiusa, assedio dei Tir

E le frontiere svizzere

restano un’incognita

Centinaia di mezzi pesanti fermi per il post Ascensione e gran caos. La Svizzera non ha deciso se riaprire le frontiere dal 3 del mese prossimo

Una corsia dell’A9 chiusa alle auto, con scambio di carreggiata già da Fino Mornasco, centinaia di Tir in coda in attesa delle operazioni doganali, ripercussioni importanti su parte della viabilità cittadina e il rischio di un caos generalizzato a giugno, mese in cui si contano ben tre festività svizzere (1, 11 e 29 giugno).

Il giorno dopo l’Ascensione, parte del capoluogo e l’A9 si sono svegliati con l’ennesimo assedio dei Tir. Ancora una volta la dogana commerciale chiusa per una festività svizzera ha portato in dote una mattinata difficile al di qua del confine. Alle 8, la situazione appariva parecchio critica soprattutto lungo l’A9 e così a Ponte Chiasso, con l’onda lunga del traffico che si allungava sino in via Bellinzona, tenendo conto che ieri gran parte dei frontalieri non lavorava, complice la già citata festività dell’Ascensione.

Altrimenti le conseguenze per il traffico sarebbero state ben più serie. E l’istantanea scattata ieri potrebbe ripetersi in modo ancor più rilevante a giugno, quando, come detto, oltreconfine sono tre le festività in calendario. Ieri a tenere sotto osservazione la situazione ci hanno pensato la Polstrada di Como e il personale della Società Autostrade. Alle 8 la situazione appariva particolarmente critica. Col passare delle ore è andata fortunatamente migliorando. In tarda mattinata, l’A9 ha ripreso il suo corso regolare. Ma certo la situazione al confine resta particolarmente complessa, anche perchè la Svizzera non ha ancora sciolto le riserve circa la riapertura delle frontiere a partire dal 3 giugno.

E sicuramente non ha giovato alla causa il fatto che ieri l’Austria abbia candidamente affermato, attraverso il premier Sebastian Kurz, che «in nessun caso saranno aperti i nostri confini con i Paesi, come l’Italia, che non hanno ancora la situazione dei contagi da coronavirus sotto controllo». Frase rimbalzata in pochi minuti in Svizzera e soprattutto in Canton Ticino, dove il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, ha chiesto a Berna di prendere una posizione ufficiale.

«Noi cosa facciamo?», il quesito posto dal consigliere leghista. Certo i prossimi giorni saranno molto importanti o meglio decisivi per le dinamiche di confine.

Il dato di fatto, ribadito anche dal senatore varesino Alessandro Alfieri (Partito Democratico) in un’intervista alla Rsi, è che «l’Italia dal 3 giugno riaprirà le frontiere ai Paesi dell’area Schengen, inclusa la Svizzera».

Ora toccherà a Berna prendere una decisione ufficiale in merito, tenendo conto che con gli Stati confinanti - ad eccezione dell’Italia - hanno già dato il via libera alla riapertura delle frontiere dal 15 giugno. L’Italia costituisce in tutto e per tutto un’eccezione, in cui si giocano più partite in una, a cominciare da quella fondamentale del turismo, con i Cantoni e gli Stati a nord del Gottardo che potrebbero davvero guardare con rinnovato interesse al nostro lago per i mesi estivi.


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