Economia di Como e Lecco: segnali positivi e tre punti critici

Il report Ripresa a ostacoli per l’economia lariana nel post pandemia. Pesano costi energetici, materie prime e risorse umane

Economia di Como e Lecco: segnali positivi e tre punti critici
Da sinistra, Diego Minonzio, Marco Galimberti e Guido Guidesi

È un tempo di contraddizioni: l’indice di occupazione delle aziende lariane è tornato ai livelli del 2019 e l’indice di produzione lo ha superato. Ma mancano le materie prime, i costi dell’energia sono insostenibili e non c’è personale: tre elementi che per una economia di trasformazione come quella lariana sono il preambolo della crisi. Invece le aziende sono in aumento nel 2021 dello 0,6% e il 2022 promette di fare meglio.

È un ritratto paradossale, che rende difficile fare previsioni, quello emerso dal report “Una ripresa ad ostacoli per l’economia lariana” prodotto dall’ufficio studi della Camera di Commercio di Como e Lecco e presentato ieri in occasione della XX Giornata dell’economia lariana a Lariofiere, Erba.

Le priorità

Intervenuto al convegno, Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, ha posto due emergenze alle quali lavorare con assoluta priorità: inflazione e cuneo fiscale. Ovvero proteggere la capacità di spesa delle persone per non ridurre i consumi.

Ha parlato di incertezza, Marco Galimberti, presidente di Camera di Commercio di Como e Lecco, pur di fronte a dati promettenti soprattutto nell’export e nel turismo, ma in un contesto imprevedibile.

A tempi “interessanti” ma difficili da decifrare ha alluso anche Diego Minonzio, direttore La Provincia, nell’introdurre i relatori della tavola rotonda.

Maria Garbelli dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Matteo Forcati, Contracts manager Welink Energy hanno analizzato il contesto internazionale e le sue dinamiche. Positive nell’immediato, ma cariche di elementi che possono pregiudicare l’andamento in crescita del nostro export.

Le storie

A seguire il tema delle filiere che ha visto ancora Maria Garbelli accanto a Attilio Briccola, direttore generale Bric’s, storica azienda comasca di valige e borse che, come l’Araba Fenice, è risorta da un -50% di fatturato e ora vola alta con una ripresa del turismo che traina anche il comparto lariano oltre i risultati del 2019.

«C’è voluta un po’ di inventiva - ha detto Attilio Briccola, minimizzando la trasformazione nel fare impresa che la pandemia ha imposto - per esempio abbiamo collaborato con un’altra azienda, concorrente, per realizzare un prodotto che da soli, né noi né loro, avremo potuto fare così bene» ha così calato nel concreto l’idea del fare sistema, premessa per proteggere le filiere, risorsa di tante aziende dello stesso distretto.

L’idea di presidiare le filiere è anche la condizione necessaria e non sufficiente perché ci si possa fregiare di un percorso serio di sostenibilità, terzo irrinunciabile tema della tavola rotonda introdotto da Rossella Sobrero, presidente Ferpi, e seguito dall’esperienza di Elena Torri, ceo di Icma Sartorial Paper: «abbiamo iniziato a investire in sostenibilità perché Mandello del Lario è la nostra casa. Da sempre, da prima che si chiamasse così, abbiamo voluto avere cura per il nostro ambientei» una scelta che si è evoluta fino a portare l’azienda a diventare società Benefit, con significative ricadute commerciali ora che l’essere sostenibili e poterlo dimostrare diventa fattore strategico di competitività.

Inevitabile poi il cahiers de doléances che affatica e rende meno competitivo il sistema economico italiano: la burocrazia, che è troppa, le infrastrutture, che sono poche, e la difficoltà ne reperire manodopera. Questo davvero uno squilibrio paradossale: con gli ordini, e con i flussi turistici, che sfiorano record mai visti, cresce anche il bisogno di personale, mentre i flussi migratori che avrebbero potuto essere gestiti per portare forza lavoro sono rimasti congelati da diverse e inconcludenti visioni politiche.

«Bisognerà rivedere come i flussi migratori possono sopperire alla mancanza di personale, gestiti, come lo sono stati in passato per altri nazioni europee», ha detto Attilo Briccola.

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