Estetiste, battaglia vinta  Aperte in zona rossa  «Eravamo discriminate»
In zona rossa aperti i parrucchieri e ora anche i centri estetici

Estetiste, battaglia vinta

Aperte in zona rossa

«Eravamo discriminate»

Il Tar del Lazioha accolto il ricorso. È illegittimolo stop previsto dal Dpcm. Esulta Confartigianato Como

Una piccola, ma importante vittoria per in mondo dell’estetica. Nel caso di una riproposizione delle restrizioni imposte ai territori in zona rossa, le estetiste infatti non rientrerebbero più tre le attività obbligate alla chiusura.

Il Tar del Lazio ha disposto l’annullamento della disposizione contenuta nel Dpcm del 14 gennaio nella parte in cui ha di fatto escluso gli “estetisti” dai “servizi alla persona” erogabili in zona rossa.

Nelle motivazioni, il provvedimento segue quanto più volte rappresentato da Confartigianato al Governo, ritenendo illogica la discriminazione tra acconciatori e centri estetici e dispone l’annullamento dell’atto, ordinandone l’esecuzione all’autorità amministrativa.

«La nostra Confederazione aveva reiteratamente denunciato la discriminazione - sottolinea Mary Rubino, presidente di Confartigianato Estetica Como – da ultimo ha avanzato la richiesta di modificare il Dpcm e comunque di tener conto della sentenza in sede di emanazione degli eventuali provvedimenti successivi al 5 marzo prossimo ricomprendendo i centri estetici, oltre agli acconciatori, tra le attività essenziali».

In tal modo si eviterebbe anche il rischio che la sentenza venga impugnata dal Governo presso il Consiglio di Stato, vanificandone gli effetti immediati. «D’altra parte - continua Rubino - abbiamo in numerose circostanze privilegiato l’attività sindacale di interlocuzione diretta con il Governo, piuttosto che intraprendere azioni giudiziarie il cui esito, oltre ad essere incerto, rischia di compromettere le relazioni con le istituzioni ed espone a problematiche giuridiche di interpretazione degli effetti dei provvedimenti. A questo proposito, laddove in esito alle riaperture, le autorità locali procedessero alla irrogazione di sanzioni, è opportuno che l’impresa, in sede di verbalizzazione, eccepisca all’autorità accertante l’illegittimità del comportamento alla luce della sentenza».

Ma l’azione di Confartigianato non si ferma qui. «Ci stiamo i adoperando per far sì che anche la normativa imposta negli spostamenti delle persone tra i territori, in presenza di zone rosse, conceda la possibilità ai cittadini di recarsi presso gli acconciatori e i saloni estetici anche fuori dal proprio Comune - conclude la presidente delle estetiste – Non vorremmo che la sentenza si trasformasse in una vittoria di Pirro, lasciando aperti i centri, ma vietando ai nostri clienti di raggiungerci, con la conseguenza sciagurata di negarci i ristori».


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