Hotel in Brianza, la stangata Imu  «A rischio 450 posti di lavoro»
ERBA - ECONOMIA CONFERENZA STAMPA LARIOFIERE ALBERGATORI IN CRISI - DA SX CLAUDIO CASRTELLI, ERIKA CONTI, ANDREA CAMESASCA, PASQUALINO CANNATA ED ALBERTO BRAMBILLA (Foto by Stefano Bartesaghi)

Hotel in Brianza, la stangata Imu

«A rischio 450 posti di lavoro»

In-so-ste-ni-bi-le. Sì, pronunciato proprio così, separando le sillabe perché l’esasperazione degli albergatori del distretto turistico della Brianza e della Bassa Comasca è tale che non è data concreta via d’uscita a un abbassamento dell’Imu. O meglio un’alternativa c’é: quella di abbassare la saracinesca e magari trasferire altrove la propria attività. Uno scenario che ovviamente nessuno si augura per le ricadute pesantissime a livello di infrastrutture del territorio, senza contare l’impatto sociale di circa 450 persone senza lavoro.

«Di sicuro andare avanti così non è più possibile» dice Andrea Camesasca, titolare del Corazziere a Merone, portavoce della protesta che in pochi giorni ha raccolto l’adesione di undici alberghi ed è sostenuta da Confesercenti e Uiltucs. Oggi, in effetti, la situazione è molto penalizzante per gli albergatori brianzoli costretti a pagare, mediamente il 60% in più rispetto ai colleghi che stanno sul lago. Giusto a titolo di esempio si possono prendere in considerazione l’aliquota in vigore a Erba (0,82%) e quella di Cernobbio (0,76%) che pure ha parametri di redditività notevolmente superiori dal punto di vista turistico.

«Analoghe sperequazioni sono evidenti a livello di coefficienti catastali» continua Camesasca. In questo caso spicca il confronto - pubblicamente reso noto ieri - tra la situazione di un cinque stelle, sempre a Cernobbio, con un coefficiente/mq di 1.500 euro quando quello di un quattro stelle ad Albavilla è di mille euro. E ancora più eclatante è la disparità con l’Alto lago dove un caso limite è Gravedona (coefficiente di 800 euro/mq).

«Non è ovviamente nostra intenzione scatenare una guerra all’interno della categoria tra una zona e l’altra - dice Camesasca - vogliamo però dire con forza che noi non ce la facciamo più e che in queste condizioni l’attività alberghiera diventerà una strada possibile solo nelle località più frequentate dove c’è un indice di occupazione delle camere molto elevato e dove il mercato consente di stabilire tariffe di 2-300 euro a notte».

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