Il maestro internazionale del papillon fa appello al distretto tessile di Como. «Saper fare unico, va spiegato ai giovani»

Tessile L’imprenditore australiano Nicholas Atgemis reduce dal tour con i fornitori comaschi storici. «In nessun altro luogo si fa un prodotto di qualità così alta, un tesoro che va tutelato»

Tutto è cominciato da una sfida. Una sfida vinta attraverso due fattori chiave, il cuore e le mani. Passione, creatività, cura ossessiva dei dettagli sono gli ingredienti segreti che hanno trasformato la confezione manuale di ogni pezzo in un unicum e che hanno consentito al protagonista di questa storia, l’imprenditore australiano Nicholas Atgemis, di diventare un maestro del papillon riconosciuto a livello internazionale con il suo brand “Le Noeud Papillon” che si sviluppa soprattutto attraverso una boutique online. Una storia in cui Como, attraverso il suo distretto tessile, gioca un ruolo non banale.

All’incontro dei fornitori Atgemis dedica ogni anno una lunga trasferta a Como, con alcune realtà - Fermo Fossati e Seterie Bianchi - il rapporto è consolidato, altre relazioni si sviluppano ad ogni visita, accompagnato in questa sorta di tour attraverso le eccellenze produttive lariane, dall’amico Carlo Pozzoli, esperto professionista del settore tessile. «In nessun altro posto al mondo trovo tessuti di questo livello – dice l’imprenditore – Como ha un patrimonio di cultura del fare straordinario e mi auguro che ci sia consapevolezza di ciò e attenzione a far sì che possa essere trasmesso alle generazioni future».

Nel caso di Atgemis artigianalità equivale a manualità. Ogni pezzo è tagliato e rifinito a mano ed è un valore aggiunto straordinario. «Il segreto è nelle mani - dice Atgemis - con me nella confezione dei papillon c’è una sola sarta, insieme realizziamo alcune migliaia di pezzi».

Una vicenda iniziata a Parigi davanti a uno specchio. «Vivevo a Parigi nel 2007, mentre ero lì frequentavo il negozio di Charvet, tuttora un’istituzione venerata per l’eleganza maschile. È stato qui che ho comprato il mio primo papillon monopezzo e ho imparato ad annodarlo a casa davanti allo specchio, intorpidendomi le braccia e sudando come un gorilla finché non l’ho fatto bene. Da quel momento in poi ho deciso di intraprendere un’incursione nella produzione di un papillon a Sydney che potesse eguagliare la qualità».

Atgemis non vende una striscia di stoffa, per quanto pregiata, piuttosto racconta una storia e quest’ultima sa emozionare soltanto se è diversa per ogni acquirente. La relazione con ogni clienti è personale. Si può scegliere il tessuto, si può chiedere di averlo già annodato, la cura dei dettagli – dalla fibbia al packaging – è quasi maniacale ed è il vero valore aggiunto in un mercato di nicchia qual è quello dei papillon. Un accessorio per una platea ristretta di persone che la crisi della socialità nel biennio del Covid ha ulteriormente limitato quasi esclusivamente al settore delle cerimonie. Nella fase clou della pandemia, l’attività ha puntato sui dispositivi di sicurezza la cui vendita è stata associata a finalità benefiche. Una volta archiviato l’utilizzo di massa dei dispositivi, c’è stata la necessità di allargare il campo dell’offerta.

La stampa

Così l’attività di “Le Noeud Papillon” si è orientata su sciarpe e foulard, sempre in seta, che Atgemis disegna, spesso ispirandosi a paesaggi che ha fotografato o a dipinti che lo hanno impressionato, e realizza anche qui nel distretto comasco. «Anche nella tecnologia di stampa ho trovato a Como le soluzioni più avanzate» dice il creativo che ha in particolare apprezzato la possibilità di stampare, simultaneamente, i due lati del tessuto assicurando una definizione altissima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA