Italia-Svizzera, accordo vicino

Cambiano le tasse dei frontalieri

Il ministro Alfano e il consigliere Burkhalter a Lugano: «Firma entro fine anno»
Per un reddito di 50mila franchi, aumento di 3500 franchi.
Ma ci saranno le detrazioni

Italia-Svizzera, accordo vicino Cambiano le tasse dei frontalieri
Il ministro Angelino Alfano e il consigliere federale Didier Burkhalter

Per dare un’idea di quanto lunga e complessa sia stata la strada che porterà alla firma dei (nuovi) accordi fiscali tra Italia e Svizzera, basti pensare che ieri mattina il consigliere federale Didier Burkhalter - che nella sede dell’Università della Svizzera italiana ha incontrato il ministero degli Esteri, Angelino Alfano - ha spiegato di aver incontrato - durante il suo mandato - ben «sei colleghi che si sono avvicendati al ministero degli Esteri italiano. Un ritmo intenso, senza dubbio».

La notizia è che prima che il vertice italo-svizzero - il quarto della serie - entrasse nel vivo, Didier Burkhalter ha fatto sapere che «l’accordo fiscale tra Svizzera e Italia dovrebbe essere firmato entro l’anno». In pratica, dal 1° gennaio 2018 entrerà ufficialmente in vigore il nuovo sistema impositivo cosiddetto “concorrente”. A tutt’oggi i frontalieri residenti entro 20 chilometri dalla frontiera sono tassati alla fonte unicamente dalla Confederazione che successivamente ristorna il 38,8% del gettito ai Comuni (e realtà) di confine.

Cosa prevede il nuovo sistema? Una tassazione diversa rispetto a quella attuale. All’orizzonte, comunque, non si profila nessuna stangata, almeno per i redditi standard tra i 30 ed i 50 mila franchi. Un esempio: per uno stipendio di 50 mila franchi annui - citiamo ad esempio il caso di un frontaliere con due figli con meno di 16 anni - si può prevedere un incremento di oneri fiscali di 3500 franchi l’anno. Cifra da cui - rispetto al passato - potranno essere detratte spese sanitarie, eventuali ipoteche e diverse altre “voci”. Dunque esclusa un’impennata delle tasse. Circostanza questa confermata anche dalle proiezioni effettuate da alcune sigle sindacali, come l’Unia. Meno definito, se vogliamo, è il futuro dei ristorni, linfa vitale per i Comuni (e realtà di confine). Quello che è certo che gli attuali ristorni saranno da considerare un (bel) ricordo e sull’altare dei nuovi accordi fiscali, sul campo rimarrà almeno un buon 8% degli attuali importi.

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