La piattaforma islamica  invita il tessile comasco  «Mercato in crescita»
Un vestito firmato Dolce & Gabbana

La piattaforma islamica

invita il tessile comasco

«Mercato in crescita»

Su Deenary.com dal food all’abbigliamento per le comunità musulmane nei Paesi europei. Il co-fondatore: «Mancano gli accessori di alta gamma»

«Questo mercato è stato finora trascurato dai produttori italiani di abbigliamento ed accessori a differenza di quelli stranieri che hanno intravisto promettenti opportunità di business». A dirlo è Yassine Baradai, co-fondatore di Deenary.com piattaforma per gli acquisti online dedicata ai musulmani. Il portale europeo offre una ricca gamma di prodotti halal- leciti secondo le norme della legge islamica- che spazia dagli abiti agli accessori per la casa, dal food alla cosmetica halal.

Il mercato

«Si tratta di un bacino di oltre 50 milioni di potenziali clienti in continua crescita - sottolinea Baradai - potrebbe essere una miniera d’oro per il made in Italy particolarmente apprezzato dalle donne islamiche che cercano prodotti di alta gamma dedicati alle loro esigenze. A mio parere, questa richiesta merita attenzione da parte dagli operatori più sensibili e lungimiranti».

Il filone ideato per la vastissima platea femminile che ama vestirsi alla moda, ma nel pieno rispetto delle norme coraniche, si basa su alcuni elementi basici: l’abaya (ovvero la lunga tunica che lascia scoperto solo capo, mani e piedi), e l’hijab (vale a dire il velo che lascia scoperto il viso) una volta esclusivamente neri, bianchi, cremisi, oggi sempre più glam e impreziositi da vivaci fantasie. Segno di un’evoluzione non solo estetica che sta sempre più incrociando il gusto occidentale.

Un’evoluzione colta da multinazionali come Banana Republic e altri leader mondiali del fashion che hanno creato le linee ad hoc per questo mercato ritenuto fino a non molto tempo fa del tutto marginale.

Guardando ai numeri in continua crescita, queste collezioni sono entrate nei più prestigiosi grandi magazzini americani. Anche maison haute couture come Dolce&Gabbana e Burberry e colossi della grande distribuzione come Uniqlo e Zara hanno intravisto un giro d’affari in grado di irrobustire il loro fatturato.

L’ultimo report

Secondo i dati pubblicati nell’ ultimo report di Dinar Standard, nel 2019 la spesa totale della popolazione islamica per abbigliamento è stata di 277 miliardi di dollari con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. A causa della pandemia anche questa nicchia ha subito una perdita nel 2020 (- 2,9% scendendo a 268 miliardi di dollari nel 2020) ma sempre secondo le proiezioni di Dinar Standard toccherà soglia 311 miliardi di dollari nel 2024.

E gran parte dello shopping verrà fatto online. Da qui il fiorire di iniziative e start up digitali come Deenary.com

«A un anno dall’apertura della piattaforma, i risultati ci gratificano molto e indicano che questo è il futuro - evidenzia Yassine Baradai - siamo molto interessati ad ampliare l’offerta di accessori femminili, soprattutto in seta di cui Como vanta la più antica e nobile tradizione manifatturiera».

Importante segnalare che l’ halal consumer è orientato anche a diversi altri settori tra cui il pharma, il turismo e anche la finanza sharia compliant (conforme alle regole della sharia). L’industria del food guida il mercato halal e anche nel Bel Paese molti noti brand nostrani posseggono questa certificazione. L’Italia è riuscita nell’intento di portare il meglio delle specialità italiane anche su questo mercato che richiede l’assenza di alcuni elementi haram (proibiti al consumo dei musulmani), come ad esempio la carne suina e i suoi derivati e l’alcool. Non mancano però pasta, salumi, vini, spumanti e formaggi come il parmigiano halal nell’offerta di qualificati marchi tricolore.


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