L’artigianato a Como cresce  «Ma lavoriamo per il fisco»
Segnali positivi per l’artigianato, ma a duro prezzo

L’artigianato a Como cresce

«Ma lavoriamo per il fisco»

Galimberti: «Quando il commercialista mi mostrerà che sono scese le tasse, ci crederò». Benati: «Fino all’8 agosto sosteniamo lo Stato»

Eppur si cresce. L’artigianato comasco respira nel secondo trimestre 2015.

Buone notizie, quelle che trapelano dalla congiuntura di Unioncamere per le microimprese, ma che non possono indurre a fare i salti di gioia. Piuttosto, restano quelli mortali, di salti, da parte delle aziende e dei loro operai. Che stanno ancora lavorando per il fisco, tra l’altro.

A livello lombardo, dopo il dato stazionario dei primi tre mesi del 2015 , la produzione artigiana manifatturiera registra un incremento dell’1,6% rispetto a un anno prima. A Como la percentuale è del 2,7. Se si guarda alla variazione trimestrale, è dello 0,9% (qui è lievemente superiore, perché la crescita regionale è dello 0,8%).

Anche sull’occupazione, nelle imprese lombarde i tassi di ingresso (2,5%) superano quelli di uscita (2,1%) superiori, con una tendenza al rialzo. Non è però la fine delle tribolazioni e Marco Galimberti, presidente di Confartigianato Como,rileva: «Sicuramente si tratta di segnali che fanno ben sperare. Ma ciò che chiediamo sono le riforme, segnali su tasse e burocrazia. Gli annunci di Renzi? Quando il mio commercialista mi annuncerà pago di meno, allora andrà tutto bene».

Fa notare il presidente di Cna Enrico Benati: «Il nostro osservatorio sull’occupazione diffonde un dato su un campione di 20.500 imprese (di cui 298 comasche) si è registrato un saldo attivo con un +3,6% tra nuovi assunti e dimissioni. Ma solo l’8 agosto le imprese di Como smetteranno di lavorare per il fisco».

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