Lavaggio delle divise nelle Rsa. Conto presentato ai lavoratori

La scelta del gruppo La Villa,cinque strutture in provincia di Como tra cui Cernobbio, Fino Mornasco, Guanzate e Cucciago,contestata da Cgil e Uil

Lavaggio delle divise nelle Rsa. Conto presentato ai lavoratori
La Rsa Pascoli di Cucciago fa capo al gruppo La Villa

Il costo del lavaggio delle divise sarà a carico dei dipendenti del Gruppo La Villa, presente con diverse strutture socio assistenziali nel Comasco. I sindacati sostengono che la decisione sia contro la normativa sulla sicurezza sul lavoro.

Sono cinque le realtà socio assistenziali del Gruppo sul territorio: le rsa Pascoli di Cucciago, Foscolo e Carducci di Guanzate e Santa Maria della Pace di Cernobbio, oltre alle comunità psichiatriche di Fino Mornasco dove lavorano complessivamente circa 180 dipendenti.

Secondo quanto segnalato dalla Fp Cgil e Uil Fpl, La Villa, gestore e proprietario delle strutture, addebiterà il costo del lavaggio delle divise ai dipendenti: 25 centesimi a lavaggio per lavoratore.

Il Gruppo, con sede a Firenze e diverse strutture nel centro e nord Italia, ad aprile avrebbe modificato il protocollo aziendale dando disposizione agli operatori, oss, infermieri, addetti pulizie ma anche operatori di cucina, di lavare presso la propria abitazione le divise. Cgil e Uil in quella occasione hanno denunciato la situazione al dipartimento competente di Ats per il rischio biologico che questa pratica avrebbe comportato sia per i lavoratori, sia per i loro familiari.

Gli operatori, infatti, sono potenzialmente esposti a materiale biologico ed è per questo che la normativa obbliga il datore di lavoro a sostenere tutte le spese inerenti la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. Ats ha quindi imposto al gruppo La Villa di farsi carico del lavaggio delle divise in quanto dispositivi a tutela dei lavoratori e il gruppo ha proceduto a internalizzare il servizio ma, appunto, ne addebiterà il costo ai lavoratori.

Una scelta inaccettabile per le rappresentanze sindacali. L’azienda dal canto suo sostiene che la divisa non è dpi perché si tratta di semplici indumenti in cotone che sono indossati dai dipendenti per una riconoscibilità e igiene standard, ma non sono classificabili come strumenti di protezione. Quindi, conclude l’azienda, la manutenzione della divisa da lavoro, come dice il contratto nazionale, è in carico al lavoratore. M. Gis.

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