Lavoro per i disabili  Como non usa i soldi  e perde 800mila euro
La Provincia è chiamata a svolgere il servizio su delega regionale

Lavoro per i disabili

Como non usa i soldi

e perde 800mila euro

Confcooperative chiede un intervento per garantire che si sblocchino le assunzioni. La Provincia: «Non c’è personale, colpa della Regione»

Un grido d’allarme. Lo lancia Michele Borzatta, presidente di Consorzio Concerto e vicepresidente di Confcooperative Insubria, sulla situazione «paradossale» che riguarda il collocamento lavorativo delle persone con disabilità nel Comasco. Un collocamento gestito dall’Amministrazione provinciale, su delega di Regione Lombardia, che mette in luce tutte le difficoltà della Provincia di Como.

La delega

L’ente, infatti, a causa della mancanza di personale, non riesce a portare avanti le attività dell’ufficio che si occupa del collocamento mirato con una ulteriore beffa, l’impossibilità di gestire i fondi regionali messi a disposizione per l’inserimento dei lavoratori con disabilità. È notizia recente, infatti, il congelamento di 800mila euro messi a disposizione da Regione e che l’Amministrazione provinciale, con personale sottodimensionato – l’ufficio collocamento mirato può contare su una sola dipendente che, fra qualche mese, andrà in pensione –, non è in grado di gestire: «Negli anni abbiamo sempre lavorato in grande sintonia con l’Amministrazione provinciale e gli altri Enti accreditati che lavorano per l’inserimento lavorativo dei disabili, con azioni di sistema che hanno dato grandi risultati, frutto di un lavoro e di una rete che ha sempre funzionato molto bene, con sviluppi interessanti anche con il mondo imprenditoriale», spiega Borzatta. Un tavolo di lavoro cha ha dato risultati negli anni, con attività a servizio delle persone disabili e delle aziende, attraverso percorsi di inserimento lavorativo e formazione per i tutor aziendali, con progetti di collocamento condiviso tra gli Enti, le aziende e i lavoratori destinatari dei finanziamenti messi a disposizione dalla Regione, che ora rischia di naufragare: «Per noi è stata una doccia fredda – prosegue Borzatta –. Con il congelamento dei fondi, a causa della mancanza di personale, si interrompono di fatto tutte le attività che il collocamento mirato stava portando avanti rischiando di vanificare un lavoro di anni grazie al quale, con fatica, abbiamo costruito una rete eterogenea che ha raggiunto ottimi risultati».

La situazione che si sta delineando preoccupa anche l’Amministrazione provinciale che mette in luce la difficoltà di portare avanti il lavoro con personale sottodimensionato, sia negli uffici che nei centri impiego – «così è impossibile lavorare», racconta Rodolfo di Gilio, dirigente della Provincia di Como – per una realtà, quella dell’inserimento e reinserimento lavorativo delle persone disabili che necessiterebbe attenzione da parte delle istituzioni.

Le risorse

Si fa portavoce della difficile situazione Maria Rita Livio, presidente della Provincia di Como: «Regione Lombardia – spiega – ha lasciato i servizi di orientamento al lavoro, che per legge dovevano essere gestiti in modo collaborativo tra Stato e Regione, in delega alle province, aumentandone i compiti, senza assegnare risorse sufficienti. Abbiamo fatto notare che, perché un servizio funzioni, ci vuole il numero adeguato di personale in grado di portarlo avanti. Oggi svolgiamo quasi esclusivamente funzioni amministrative, che sono sì importanti però, per un corretto reinserimento nel mondo del lavoro, occorrerebbe che accanto alla funzione puramente amministrativa ci fosse un accompagnamento fatto da personale qualificato. Voglio sperare che si ponga rimedio nel minore tempo possibile a questa situazione».

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