Lockdown light oltreconfine  «Ai valichi non cambia nulla»
Il valico di Maslianico

Lockdown light oltreconfine

«Ai valichi non cambia nulla»

La Confederazione non ha dato indicazioni. Per ora ignorata la richiesta del Canton Ticino

«Berna nella sua comunicazione di mercoledì non ha dato alcuna indicazione circa la necessità di rafforzare i controlli alle frontiere. Il Governo ticinese aveva chiesto alla Confederazione - nel caso fossero state decise ulteriori chiusure delle attività - di prevedere controlli rafforzati, per non vanificare le misure volte al contenimento della curva dei contagi». Lo ha fatto sapere a “La Provincia”, il presidente del Governo di Bellinzona, Norman Gobbi, dopo l’allarme lanciato dal sindacato ticinese Ocst di un possibile (nuovo) giro di vite ai valichi di confine a partire dall’inizio della prossima settimana, quando scatteranno le importanti restrizioni decise da Berna, con diverse tipologie di negozi chiuse insieme a bar e ristoranti.

Come dimenticare le code alle dogane durante il lockdown primaverile, con il Governo federale che aveva poi deciso di ridurre il numero dei valichi secondari aperti, causando così notevoli disagi ai frontalieri diretti e di ritorno dal Ticino (d’obbligo ricordare la battaglia politica dei sindaci della Val d’Intelvi dopo la chiusura prolungata del valico della Valmara). La richiesta di rafforzare i controlli ai valichi - come precisato da Norman Gobbi - nasce dal fatto che «la Svizzera, contrariamente a molte nazioni dell’Unione Europea (tra cui l’Italia), non chiede alcun risultato del tampone per chi entra nel suo territorio (tranne che per pochissimi Stati)». Da qui la chiesta: «Il Consiglio di Stato si riserva, nel caso non dovessero arrivare informazioni in tal senso, di riprendere contatto con Berna per definire al meglio la situazione».

Negli ultimi giorni ci siamo occupati, interpellando l’Amministrazione federale delle Dogane, del turismo dello shopping, alla luce di una segnalazione del Governo cantonale in cui veniva rimarcato il fatto che «non risulta che le autorità italiane pratichino controlli al confine, per cui di fatto non vi è alcun deterrente» al già citato “turismo dello shopping”.

L’Amministrazione federale ha fatto sapere di non avere oggi alcun potere d’intervento, essendo venuto meno il giro di vite imposto dalla «dichiarazione di situazione straordinaria» voluta da Berna in occasione del lockdown primaverile. «Dal 15 giugno - ha confermato l’Amministrazione delle Dogane attraverso la portavoce per la Svizzera italiana, Donatella Del Vecchio - la situazione straordinaria è venuta meno ed è dunque stata ripristinata la libera circolazione».M.Pal.


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