Logistica senza autisti
«Le misure della Regione
sono solo il primo passo»

Giorgio Colato (Fai)sul pacchetto di interventi varato per agevolare la qualificazione del personale e incentivare le assunzioni

La carenza di autisti è l’ennesimo paradosso della fase post pandemia: il lavoro c’è, tra l’altro anche ben retribuito, ma a mancare sono gli addetti.

Regione Lombardia, per far fronte all’emergenza, è scesa in campo mettendo a disposizione dai quattro agli otto mila euro di incentivi per ogni assunzione e tre mila euro per formare i lavoratori da avviare alla professione. Sono queste le misure contenute nel piano “Formare per Assumere” varato in questi giorni con l’obiettivo di incentivare le assunzioni nell’autotrasporto e contribuire alle spese che gli aspiranti autisti devono sostenere per il conseguimento dei titoli necessari per esercitare il mestiere.

Per chi opera nel settore questi incentivi non sono però sufficienti. «La mancanza di autisti è un grosso ostacolo con cui stiamo convivendo da tempo – dichiara Giorgio Colato presidente della Fai, l’associazione interprovinciale degli autotrasportatori di Como e Lecco - la necessità di formare è prioritaria, ma la misura messa in campo da Regione Lombardia, da sola, non basta. È un buon punto di partenza perché significa che il problema è stato riconosciuto, ma occorre costruire un processo che sia molto più articolato per sopperire a delle carenze che stanno mettendo in crisi un comparto importante».

Sono sempre meno i giovani che decidono di avvicinarsi alla professione dell’autista e sono per lo più gli stranieri.

«Un fenomeno che si è manifestato da quando il servizio militare non è più obbligatorio – prosegue Colato -. Un tempo i ragazzi, terminata la leva, avevano già conseguito la patente necessaria per guidare autoveicoli destinati al trasporto di merci e facilmente sceglievano di dedicarsi a questa attività, che comunque si presenta ancora redditizia. Il doversi invece formare autonomamente e accettare una vita come quella del camionista in cui i sacrifici non mancano hanno allontanato i giovani dalla professione. Credo che un provvedimento come il reddito di cittadinanza sia stato deleterio, anche in questo contesto, per come è stato gestito: se fosse stato messo a disposizione un sostegno a fronte dell’obbligatorietà a frequentare dei corsi di formazione propedeutici a svolgere la professione, avremmo iniziato a colmare questo vuoto ed evitato l’incremento del lavoro nero».

Un bonus perciò che secondo Colato è positivo, ma che va introdotto in un percorso più strutturato per rilanciare un settore in difficoltà.

«Non si può pensare di assumere senza prima aver formato il futuro dipendente e averlo visto all’opera per valutare le sue capacità: per questo occorre lavorare perché il problema della carenza del personale venga affrontato partendo dalle radici», conclude Colato.

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