L’ultima frontiera
del tessile comasco
I filati biodegradabili

L’innovativa capsule messa a punto dalla Antares di Anzano del Parco. «In assenza di ossigeno il tessuto viene aggredito da batteri che lo consumano senza residui»

Dal nylon rigenerato ai filati biodegradabili: è l’impegno verso la sostenibilità preso da Antares, azienda comasca con base ad Anzano del Parco costantemente cresciuta negli anni nella produzione di tessuti destinati al beachwear, alla lingerie e all’abbigliamento.

«La grande attenzione del pubblico nei confronti della salvaguardia del pianeta ci ha spinto a perseguire da tempo e con grande determinazione un’economia diversa e innovativa, che rispetti e preservi l’ambiente, un obiettivo che ci proponiamo di raggiungere ogni giorno. Un modello di sviluppo circolare anziché lineare, che gravita intorno alla ricerca dei materiali più innovativi» dice Massimo Carlo Salomoni. Nel 1991 ha preso in mano le redini una piccola realtà specializzata in fodere per costumi da bagno trasformandola in un’impresa che oggi realizza più di un milione di metri di tessuto di altissima qualità.

Il progetto

L’ultima invenzione, introdotta nelle proposte per l’estate 2023 presentate all’ultima edizione di “MarediModa”, è il costume biodegradabile.

«Il tessuto, in assenza di ossigeno, viene aggredito da batteri anaerobi che lo consumano senza lasciare alcun residuo - spiega Salomoni - la disintegrazione fisica della fibra, testata da laboratori qualificati, può avvenire in acqua come nel terreno, senza effetti tossici. Questo genere di capi rappresentano il futuro, un segnale importante nel mondo tessile che tra i tanti primati ha anche quello di essere il secondo più inquinante».

Antares ha presentato a Cannes una capsule di tessuti biodegradabili, che completa la sua collezione di tinti in filo, stampati e jacquard, che a richiesta del cliente possono essere sviluppati al 100% con fibre sostenibili.

«Il nostro progetto - evidenzia l’imprenditore - è quello di continuare a difendere la natura anche se oggi è sempre più difficile e costoso reperire eco fibre, diventate essenziali per il nostro settore». Tra queste, trovano sempre più spazio il poliammide proveniente dal riciclo delle reti da pesca o dalle perdite di materiale durante la fabbricazione della fibra, nonchè il poliestere riciclato a partire da PET ricavato da bottiglie d’acqua di plastica o da rifiuti recuperati dal mare.

Materie prime

«Il crescente uso di questi filati ha generato una forte carenza di disponibilità, unita ad un eccezionale incremento dei prezzi - denuncia Salomoni - tutte le materie prime, anche quelle naturali, stanno subendo un gioco al rialzo che sta mettendo a dura prova l’intera filiera. La speculazione si è scatenata proprio nel momento di ripresa dei consumi. Dopo il pesante calo delle vendite nel 2020 a causa della pandemia, nel 2021 il beachwear ha mostrato incoraggianti segnali di ripresa, che sembrano essere confermati anche per il 2022. C’è voglia di reagire, lo si è visto anche dai contatti internazionali che abbiamo avuto in fiera.Purtroppo in una fase economica ancora estremamente delicata è difficile far accettare un aumento dei listini, ma una delle poche alternative che vedo è quella di continuare ad offrire manufatti nobili e green».

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