«Manca manodopera: più immigrati per le imprese di Como e Lecco»

Risorse umane Manca il personale per la manifattura e il turismo; non aiuta l’attrattività della Svizzera. Briccola (Bric’s): «Integriamo gli stranieri con il lavoro». L’albergatore Rasella: «Sì a flussi regolati e corretti»

«Manca manodopera: più immigrati per le imprese di Como e Lecco»
Un addetto in una linea produttiva di un’azienda del settore meccanico

Non c’è un settore che non soffra per la mancanza di personale nei territori lariani, dove però la disoccupazione raggiunge la rispettosa quota del 7.6% a Como e del 6.6 a Sondrio, solo a Lecco, con il 5.5%, è inferiore alle media lombarda (del 6%). Quella italiana è del 9,7%

«È un paradosso ed è necessario trovare il modo per far incontrare le due necessità» commenta Attilo Briccola, direttore generale Bric’s, azienda di valigeria e borse, ma si riferisce a tutti gli ambiti del manifatturiero che lamenta la mancanza di operai specializzati, professionisti la cui formazione richiede percorsi specifici, affiancamento ed esperienza.

«Quando la formazione e il lavoro si incontrano con percorsi di tirocinio in azienda - continua - a volte i risultati sono sorprendenti e molto positivi. I giovani hanno desiderio di imparare e il lavoro può dare risposte alternative e complementari alla scuola, perché non siamo tutti uguali».

La formazione

Chiave di volta del mismatching è la formazione che ha un ruolo fondamentale a tutti i livelli, sia per gli italiani che per gli stranieri già sul nostro territorio o in arrivo.

«Qualche hanno fa l’immigrazione è stata considerata un problema, ma non c’era la richiesta di manodopera attuale - spiega Briccola - l’accompagnamento alla formazione dei giovani migranti potrebbe sia attutire il problema della ricerca di personale che mitigare l’impatto sociale del flusso di stranieri».

Perché il lavoro gioco un ruolo fondamentale nella possibilità di integrazione, questo non vale solo per gli stranieri ma anche per le persone che dal lavoro sono uscite o non sono mai entrate. «Ci sono iniziative interessanti per l’avviamento al lavoro delle persone in carcere - aggiunge Briccola - come, per esempio, il progetto di formazione nel settore IT che permette loro di lavorare subito, e guadagnare, ma anche di acquisire esperienza per il dopo fine pena. Sono tanti gli enti formativi che possono esser coinvolti in questa strategia e disposti a mettersi in gioco su questa scommessa».

La prospettiva

In una prospettiva di medio e lungo periodo anche Giuseppe Rasella, albergatore e in Giunta camerale Como-Lecco, trova di interesse l’ipotesi di Attilio Briccola ed è anche in parte una strada già segnata: all’estero nel settore del turismo si vedono molti lavoratori di origine straniera.

«Tra crisi demografica e maggiore attrattività lavorativa delle aree limitrofe, inevitabilmente dovremo trovare soluzioni strutturali per la formazione e il reclutamento di nuovo personale nel settore alberghiero e ristorazione. Non è facile, ma se ci fosse un corretto e regolare flusso migratorio potremmo sviluppare nuovo capacità e competenze in tutti i settori del territorio tra cui il turismo. Ci sono scuole di formazione professionale ottime in Italia ma anche all’estero».

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