Misure anti rincari per il gruppo Gabel. Pannelli fotovoltaici in arrivo

Tessile L’annuncio lo ha dato l’ad Michele Moltrasio durante l’open day della tessitura di Buglio in Monte. «Investimento di 1,5 milioni in Valtellina e a Rovellasca»

Misure anti rincari per il gruppo Gabel. Pannelli fotovoltaici in arrivo
Sono 354 i collaboratori del gruppo, 21 in Valtellina

Porte aperte alla tessitura di Buglio in Monte (Sondrio) di Gabel. Lo stabilimento ha accolto i visitatori in occasione dell’iniziativa “Open Factory” promosso da ItalyPost, Touring Club Italiano e L’Economia del Corriere della Sera.

A fare gli onori di casa è stato Michele Moltrasio, amministratore delegato del Gruppo che conta in totale 354 dipendenti, suddivisi tra i due stabilimenti, quello principale di Rovellasca e quello di Buglio (21 i lavoratori negli spazi produttivi valtellinesi e 3 gli addetti al suo spaccio-vendita). L’impianto produttivo di Buglio si trova in un’area di proprietà del gruppo Gabel di oltre 10.000 metri quadrati di cui 8.500 coperti, che dal marzo prossimo (e questa è una novità che sarà messa in campo per fare fronte al caro energia) «sarà dotato di pannelli fotovoltaici, un investimento di un milione e mezzo tra qui e Rovellasca per controllare almeno in parte i rincari energetici», spiega Moltrasio.

«Unico esempio italiano di fabbrica integrata della biancheria per la casa nella quale si passa dalla forma fisica di un filo alla forma fisica di un tessuto, che poi arriverà nell’altro stabilimento in provincia di Como dove verrà nobilitato, colorato, stampato e finito con la fase di finissaggio per poi essere confezionato e messo sul mercato».

Lo stabilimento di Buglio ospita i reparti di preparazione e tessitura, nonché magazzini automatizzati per lo stoccaggio sia dei subbi di filato che di quelli di tessitura pronti per essere trasferiti, con viaggi quotidiani, nella tintoria e stamperia di Rovellasca. Il primo comprende le fasi precedenti la tessitura, ma necessari perché essa possa avvenire: orditura e imbozzimatura. Il secondo una tessitura di ultimissima generazione, con 32 telai, la gran parte dei quali a tecnologia jacquard, che producono tessuti per letto, arredo, tavola e bagno, in cotone, lino, canapa e lana.

Un impianto produttivo unico in cui si integrano perfettamente manifattura e tecnologia robotizzata, con una spiccata attenzione alla sicurezza e alle condizioni di lavoro, con una produttività unica al mondo nel settore tessile.

«In sostanza questo stabilimento con 21 persone specializzate realizza quello che in India farebbero più o meno 600 persone - precisa l’ amministratore delegato -. Abbiamo puntato su macchine ultramoderne, la più vecchia ha cinque anni: un investimento necessario per avere alte performance che ci consentono di impiegare un tessitore su 21 telai, mentre il nostro concorrente indiano mette quattro tessitori su ogni telaio. Noi non ce lo possiamo permettere perché il costo del lavoro, dell’energia e della burocrazia non sono quelli dell’India».

Macchinari altamente innovativi e manodopera fortemente specializzata, perché laddove la macchina segnala un problema, è l’abilità manuale e artigianale dell’uomo che deve intervenire affinché quei fili non si spezzino interrompendo la produzione. Un decentramento, quello degli impianti produttivi valtellinesi, che è penalizzante per la distanza (circa 100 chilometri) dallo stabilimento di nobilitazione. «Quando abbiamo costruito qui negli Anni Ottanta non si trovavano persone che lavorassero in fabbrica, problema che oggi non ci sarebbe - precisa Moltrasio -, ma nel tempo qui si è accumulata conoscenza, c’è il cosiddetto know out e siamo ormai radicati in questo territorio e da qua non ci spostiamo».

Nonostante la congiuntura energetica sfavorevole. «È un anno e mezzo che segnaliamo alla politica che chi produce qui paga l’energia più cara d’Europa. Purtroppo non si può fare altro che tenere duro, ma andiamo avanti senza tagli, sperando che le speculazioni finiscano».

© RIPRODUZIONE RISERVATA