Moda, il grande ritorno della cravatta. Dal Giappone una lezione di eleganza

TessileTorna a imporsi uno stile più formale e il “nodo” diventa un must anche per le donne - Il manager Luigi Turconi: «A Como resistono competenze uniche nella stampa e nello jacquard»

Stanco del casual/ streetwear il mondo maschile sembra deciso ad orientare le scelte di abbigliamento verso un’estetica più classica che ha ripreso piede dopo il ritorno in ufficio. Sondando in anticipo il consenso del pubblico, le ultime fashion week si erano già proiettate in avanti riproponendo il nodo come must del guardaroba nelle collezioni maschili, e soprattutto femminili. Interpretato da celebrati brand come Louis Vuitton, Gucci, Ralph Lauren. E da Dior, dove la cravatta completava uniformi che volevano eliminare differenze e gerarchie, statement di condivisione. E mai viste tante cravatte anche nel parterre dei grandi stilisti, esibite da modelle come Bella Hadid e global ambassador come Chiara Ferragni.

Alla vigilia di Pitti Immagine, riconosciuto polo internazionale del menswear in programma a Firenze dal 10 al 13 gennaio, pare che la striscia di tessuto sia pronta a riprendersi la scena per dare un twist al look anche dei Millennials e della Generazione Z, best client del lusso.

«È inevitabile che prodotti eterni e iconici come la cravatta tornino di moda- spiega Luigi Turconi, tra i manager più esperti nel settore della cravatteria - Segnali positivi in questa direzione arrivano dal mercato Usa dove completi e accessori destinati alle occasioni formali hanno registrato un’incredibile impennata nelle vendite, al di là di ogni più rosea aspettativa».

E non è un caso che alla cravatta stiano dedicando una certa attenzione anche i giovani designer, vedi Aimé Leon Dore, tra i brand di moda uomo più cool del momento. Lo stilista ha siglato un accordo con Drake’s, azienda che ha iniziato a produrre cravatte e fazzoletti a mano nell’East London, sotto l’occhio vigile dell’omonimo fondatore, Michael Drake, e ha trovato un seguito fedele sia tra le boutique di alta moda che tra le sartorie conservatrici nei mercati più esigenti di Parigi, Milano e Tokyo. Un mercato, quello giapponese, rimasto sempre fedele al nodo, anche negli anni di crisi.

«Il Paese del Sol Levante conserva una certa etichetta, come si è visto anche ai Mondiali di calcio - sottolinea Turconi - se non ci fosse stato questo sbocco, molti cravattai, comaschi compresi, non sarebbero sopravvissuti: un “salvavita” per questo questo segmento della filiera, oggi ancora vivo con competenze uniche nella stampa e nello jacquard».

Lo stesso Turconi ha creato una linea di accessori uomo e donna destinata solo al Giappone. I prodotti haute gamme vengono realizzati nel distretto e distribuiti dai maggiori retailer, tra cui figurano United Arrows, Tomorrowland, Niceness, Barney’s, Beams, Ships e Wako. «Ogni stagione, i valori della tradizione vanno rinverditi attraverso idee originali e fuori da schemi che rimandano troppo al passato». In grande ripresa l’imprimé, con disegni ispirati agli anni ’60 e ’70, rivisitati in chiave contemporanea.

«Anche se quello di produrre cravatte rimane un lavoro antico che richiede grande amore e passione - tiene a sottolineare Turconi - Un artigianato oggi ancora più prezioso, da tutelare e tramandare, perché sono rimasti in pochi a farlo».

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