Niente assegni familiari
per i frontalieri
Mancano le regole

Le sedi locali dell’Inps non hanno indicazioni per inoltrare i dati alla Svizzera. Protesta di Andrea Puglia dell’Ocst

Niente assegni familiari per i frontalieri Mancano le regole
La sede provinciale dell’Inps di Como

Il responsabile dell’Ufficio frontalieri del sindacato Ocst, Andrea Puglia, parla apertamente di «due problemi enormi che stanno vivendo i frontalieri, entrambi legati all’Inps».

Il primo riguarda direttamente gli assegni familiari, dopo l’entrata in vigore in Italia dal 1° marzo del nuovo assegno unico, che - per la cronaca - spetta anche ai nuclei familiari costituiti dai frontalieri. «In virtù di queste dinamiche la Svizzera ha bloccato col 1° marzo gli assegni familiari per i frontalieri, dando istruzione agli stessi di richiedere l’assegno unico in Italia, con la Svizzera che paga poi la differenza tra l’assegno cantonale - pari a 200-250 franchi - e quanto già percepito in Italia. Richiesta che, per dovere di cronaca, deve porre in essere l’altro genitore - sottolinea Andrea Puglia - lo scambio di dati tra Svizzera e Italia avviene attraverso i moduli denominati “E411”. Il punto è che ora la Svizzera ha bloccato gli assegni, chiedendo ai frontalieri di predisporre la richiesta dell’assegno unico. Nel contempo, la Confederazione sta mandando alle Inps locali questi moduli, che poi l’Inps dovrebbe gestire, certificando l’assegno unico pagato al frontaliere e spedire poi il tutto oltreconfine, consentendo alla Svizzera di versare la differenza». Questo è il quadro normativo, almeno sulla carta piuttosto lineare. C’è però un grosso, anzi un enorme problema, che Andrea Puglia rileva con tutta l’enfasi del caso: «La realtà quotidiana ci dice che le sedi Inps hanno deciso di bloccare completamente questi moduli “E411”, che riguardano all’incirca 34 mila soggetti interessati. Tutti loro hanno gli assegni familiari bloccati. Abbiamo chiesto il perché di questa anomalia procedurale. Fonti autorevoli ci hanno confermato che questi moduli non vengono gestiti in quanto l’Inps nazionale - dunque Roma - non ha ancora dato corso ad una circolare applicativa in cui viene messo nero su bianco il modus operandi in relazione ai formulari provenienti dalla Svizzera».

E qui si innesta il secondo problema, perché nell’ultima circolare applicativa, l’Inps ha scritto che il tema dei frontalieri verrà trattato in un testo a parte, che al momento ancora non c’è. Pertanto le Inps locali hanno - per usare un concetto che ben rende l’idea dell’attuale situazione - le mani legate e non possono in alcun modo - almeno in questa fase - procedere nell’elaborazione dei moduli “E411”.

«È paradossale quanto sta avvenendo - chiosa il responsabile frontalieri del sindacato Ocst - cioè, si è creata la norma per l’assegno unico e, come sempre accade, ci si è completamente dimenticati del caso dei frontalieri, che dunque hanno gli assegni familiari completamente bloccati. Aggiungo anche un altro dettaglio, dopo le opportune verifiche del caso sempre con l’Inps. Quando la vicenda finalmente si sbloccherà, bisognerà fare i conti con ritardi importanti, vista la mole di lavoro accumulata. Il tutto tenendo conto che ci riferiamo sempre ai 34 mila soggetti citati poc’anzi. Il rischio concreto è che i frontalieri interessati vedranno i rispettivi assegni familiari chissà tra quanti mesi, senza contare chi magari nel frattempo perderà il posto di lavoro o le dinamiche connesse agli stagionali».

Da qui la richiesta che suona come un appello: «Il ministero del Lavoro - cui fa capo l’Inps - dia al più presto mandato di mettere le sedi locali dell’Inps nelle condizioni di poter trattare questi moduli. Nel contempo, la richiesta di far sì che si trovino opportuni strumenti operativi per ridurre al minimo i ritardi accumulati».

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