Nonostante le polemiche  frontalieri in aumento  Più 0,5% in quattro mesi
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Nonostante le polemiche

frontalieri in aumento

Più 0,5% in quattro mesi

Il mercato del lavoro continua a richiedere manodopera italiana, e non solo operai e impiegati, ma anche profili elevati ormai

Ancora in crescita i frontalieri in Ticino e intanto arrivano segnali per cui potrebbe essere sbloccato il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera. Ma ci sono voci come quella di Alessandro Tarpini, responsabile nazionale della Cgil per questa categoria di lavoratori, che chiede di pensarci due volte.

Prima i dati. Nonostante il clima politico tesissimo del Cantone e le nuove iniziative annunciate dall’Udc per frenare la libera circolazione delle persone, il mercato del lavoro continua a richiedere operai e impiegati italiani, anche profili elevati ormai. Ed elevati sono i numeri. I frontalieri italiani che lavorano in terra ticinese sono 64.670: il 40% di questi provengono dalla provincia di Como. L’aggiornamento arriva dall’Ufficio federale di statistica che rileva dunque un aumento dello 0,5% rispetto alla fine del 2016 (allora erano 64.327) e del 3,6% invece su base annua.

Ancora una volta, il Ticino batte la media della Confederazione elvetica. Qui infatti il numero dei frontalieri ha raggiunto quota 317.821 in crescita del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2016, ma in calo se si considera il trimestre precedente (lievissimo peraltro, -0,2%). C’è un’analisi che riguarda pure i comparti economici: l’incremento più significativo, sempre su base annua, si rileva nel settore primario con un +6,5% (1.908 unità). D’altro canto maggior numero di impieghi è concentrato nel settore terziario, 207.830 persone (+4,1%), seguito dal secondario, in cui compare un lieve 0,3% (in tutto 108.082). Sempre più diversificate le attività dunque, ma va detto che anche il livello delle qualifiche del personale cresce. Vale per la Svizzera, come per il Ticino.

In tutta la Confederazione, sono i francesi a guidare la classifica con 173.531 persone, il che significa un aumento annuo del 2,4% è pur vero l’aumento più netto riguarda gli italiani ( +3,9% ,72.280).

Queste appunto le cifre. Alessandro Tarpini le commenta così: «L’economia ticinese va bene e ha bisogno di manodopera a 360 gradi, ma anche sempre più qualificata. Invece di continuare a fare polemiche, bisognerebbe capire perché si va a cercare fuori dai confini questo personale». Il mercato chiede ciò che la politica sembra voler negare, è la conseguenza. Anche con nuove iniziative annunciate per settembre, sempre con l’intento di limitare il numero di frontalieri.

C’è però un segnale, messo a fuoco sul giornale “La Regione” che cita Vieri Ceriani a proposito dell’accordo da tempo bloccato sulla via dell’approvazione politica da Italia e Svizzera. Dopo le rassicurazioni da parte dell’ambasciatore svizzero Giancarlo Kessler (ribadite anche dall’onorevole Laura Ravetto, a capo della commissione per il rispetto di Schengen, nei giorni scorsi) sull’abolizione del casellario giudiziale a giugno, la strada sembrerebbe spianata secondo colui che lavorò all’intesa. Verrebbe meno cioè un elemento discriminatorio che gravava sull’accordo.

Tarpini, tuttavia, non ne è affatto convinto: «Non credo ci siano le condizioni per arrivare all’accordo. Il casellario, con tutto quello che è successo e ancora viene annunciato nel frattempo, è ormai solo la punta dell’iceberg a questo punto. Ormai ci sono cose ben più gravi che accadono ai nostri lavoratori. Qui si sta mettendo di nuovo in discussione la libera circolazione. Inopportuno a mio parere fare fughe in avanti su questo tema».

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