«Quattro mesi senza paga per salvarci  E ora le banche non ci fanno lavorare»
L’azienda di Casnate, fondata nel 1957 da Luigi Santi

«Quattro mesi senza paga per salvarci

E ora le banche non ci fanno lavorare»

Casnate, il caso della Tessitura Santi: i sindacati scrivono al governatore Draghi

L’azienda vede la ripresa, ha un portafoglio ordini gonfio come mai era accaduto negli ultimi cinque anni, eppure rischia di dover rinunciare a importanti commesse. Mettendo a repentaglio 54 posti di lavoro. Il motivo? I rubinetti chiusi degli istituti di credito, tutt’altro che propensi a concedere finanziamenti.

La vicenda - emblematica del rapporto spesso burrascoso tra banche e imprese - riguarda la Tessitura Santi, sede in via Adige a Casnate con Bernate. E fa arrabbiare il titolare tanto quanto i sindacati. I tessili della Uil, con il segretario Gioacchino Favara, ieri hanno indirizzato una lettera addirittura al presidente della Bce Mario Draghi e al governatore di Bankitalia Ignazio Visco, così come ai responsabili dei cinque istituti coinvolti nel caso.

«Siamo in difficoltà - spiega il titolare Marco Santi - non per cause imputabili a noi ma perché due nostri clienti importanti hanno dovuto fare un concordato e non ci hanno più pagato». Venuta a mancare una cifra superiore ai due milioni e mezzo di euro, la tessitura si è dovuta affidare alle banche, concordando un piano di rientro. I lavoratori hanno accettato pesanti sacrifici, hanno rinunciato allo stipendio per quattro mesi pur di consentire all’azienda di proseguire l’attività: «Pian piano - dice Favara - il problema è rientrato, ma è servito tempo e i dipendenti hanno vissuto un periodo molto duro». Ora si intravedeva la luce in fondo al tunnel. E invece no: «Con grande amarezza - denuncia la Uil nella lettera a Draghi e Visco - dobbiamo prendere atto che gli istituti di credito non hanno voluto trovare una soluzione, nonostante le ampie garanzie fornite dalla famiglia Santi. Così si mette a rischio il futuro della società e di 54 famiglie, oltre al rimborso del debito nei confronti delle stesse banche coinvolte». Lo scenario attuale «grida vendetta», per usare le parole di Marco Santi.


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