Svizzera, il successo a Expo  anche un po’ italiano
Andrea Arcidiacono conduce nelle torri dove i visitatori hanno prelevato i prodotti: il sale è uno di quelli che ha resistito di più

Svizzera, il successo a Expo

anche un po’ italiano

È uno dei padiglioni più apprezzati, anche dai comaschi, per il suo richiamo al consumo responsabile. Guarda i video

Il consumo responsabile, un richiamo forte quello della Svizzera. Uno dei padiglioni visitatissimo dagli italiani, anche affrontando fior di code, e dai comaschi in testa.

Le mele sono finite, l’acqua pure. Così le torri svizzere sono diventate un richiamo potente da Expo per tutto il mondo. Caffè e sale se la sono cavata meglio. E un bilancio si farà il 30 ottobre con l’incontro bilaterale tra i ministri Burkhalter e Gentiloni.

Quando la Svizzera celebrò la posa della prima pietra, il 12 settembre 2014, esplorare il sito di Expo offriva qualche brivido. Il tormentone italiano «Ce la faremo?» circolava insistente. Allo stesso tempo, la sicurezza elvetica nello scandire i tempi verso la realizzazione della propria struttura rincuorava.

Anche perché il progetto, realizzato dalla Nüssli, era impegnativo. Si trattava di 1.733 metri cubi costruiti, con una superficie totale di padiglione di 4.433 metri quadrati. Si attenevano 1,6 milioni di visitatori e 800 all’ora. Le torri hanno ospitato 1.344 milioni di piccole dosi di sale, 2,5 milioni di bustine di caffè, 350mila bicchieri di acqua riutilizzabili e infine 420mila sacchettini con due o tre rondelle per sacchettino.

Settimana scorsa Andrea Arcidiacono, nelle visite guidate proprio all’interno delle strutture scandiva il conto alla rovescia per questi ultimi due elementi, ormai esauriti. Hai paura di rimanere senza, domandava il cartello?

Ma tante le curiosità al padiglione, compreso una biglia magica. Switzerball

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