Mercoledì 01 Giugno 2011

Salvare il Duomo,
un impegno
per la nostra città

Quando architetti, capomastri e muratori progettarono e costruirono la nostra cattedrale, cominciarono un'opera dell'ingegno di cui non avrebbero visto la fine. Lo sapevano, ma questo per loro non fu un ostacolo. Portarono avanti il lavoro convinti che quella fatica, quella posa pietra su pietra sarebbe stata un investimento per i nipoti, per i pronipoti. Giù fino a noi. Ecco, noi ora stiamo ripercorrendo quella via. Pensiamo alla cattedrale non come un bene per noi, ma per i nostri figli e per i figli dei nostri figli».
Il vescovo Diego Coletti utilizza queste parole, che arrivano direttamente dai recessi più intimi del nostro passato di comaschi, per benedire la costituzione di un comitato molto speciale con un nome molto semplice: «Per il Duomo». Il motivo è elementare: il Duomo ha bisogno del nostro aiuto. Il baricentro più sacro di questa comunità è malato e necessita di cure. Il tetto, ma non solo. La struttura, ma non solo. Le pavimentazioni, ma non solo. Il nostro giornale aveva lanciato l'allarme qualche mese fa e si era impegnato a stimolare i comaschi ad appoggiare idealmente le loro mani alle pareti acciaccate del Duomo. Un check up completo è in via di definizione, ma ieri - e senza bisogno di consultare le radiografìe - la crema degli imprenditori comaschi s'è radunata attorno a monsignor Coletti per dare l'esempio. E apporre la propria firma sotto l'impegno di restituire la nostra cattedrale al suo splendore per l'eternità.
Un gesto dal grande valore simbolico, che dimostra come questa città e questo territorio - spesso criticati per la mancanza di spirito di gruppo - sappiano stringersi attorno ai valori veri e siano capaci di riconoscere i punti cardinali di una società. Che in questi nostri tempi sarà pure liquida, ma può contare su solide isole di pietra. L'investimento morale per il bene di chi verrà dopo è il contrario dei tempi della politica, che prevede tagli di nastri entro fine mandato. E progetti abbandonati come vuoti a perdere causa conclusione legislatura.
Dobbiamo voler bene a quella sinfonia di pietra dalle architetture possenti e dalle guglie leggere che tutti i comaschi ammirano da sempre a poche decine di metri dall'acqua. Pietra sacra, pietra di lago. Non il calcare di Moltrasio, ma il marmo di Musso, capace di cambiare tonalità di colore a seconda della luce. Per questo il Duomo di Como viene definito «un corpo vivo». Come ogni comitato onlus che si rispetti, anche questo avrà un conto corrente, un codice per il 5 per mille, un progetto, una trasparenza totale.
La proverbiale riservatezza comasca imporrebbe il silenzio sui fondatori. Ma l'elenco di chi ha risposto all'invito di monsignor Coletti e ha apposto la sua firma sull'atto costitutivo vale più di ogni commento: Gianna Ratti, Francesca Catelli, Moritz Mantero, Antonello Passera, Giampiero Majocchi, Angelo Palma, Martino Verga, Paolo De Santis, Massimo Caspani, Battista Saibene, Aram Manoukian.  E il sottoscritto, in rappresentanza di un giornale che da 119 anni si riconosce in questa città e nel suo Duomo. Ed è pronto a dare una mano.

Giorgio Gandola

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