Domenica 05 Giugno 2011

La battaglia perduta con il batterio killer

Diciamo la verità: quest'indecifrato e letale batterio ci ha già colpiti. E' entrato in noi. Ne siamo stati infettati. La nostra sensibilità, il nostro spirito, la nostra anima ne sono stati corrotti. Non c'è di peggio che un nemico invisibile e astratto per dare corpo a una visibile e concreta paura. Il batterio non si vede, ma esiste. Aggredisce, e non sai da dove parte l'agguato. Si nasconde, e chissà dentro che cosa si cela. Ti potrebbe assalire all'istante, e che difesa puoi opporre a un attacco così vile? Non ti ha ancora fatto male, però temi che te lo potrà fare. Il batterio forse viene dalla verdura, forse dal latte, forse dalla carne. Può venire da tutto, ecco l'agghiaccio. E' come quando, da bambini, ci ammonivano a fare i bravi paventando l'apparizione notturna e punitiva d'un marziano che coabitava in giardino nella galleria della talpa. Quest'angoscia del nemico, se ti prende non t'abbandona più. Adesso, poi, che d'angosce ti si riempe la vita, dalla mattina alla sera, leggendo i giornali, guardando la televisione, andando su internet; adesso che vivi accerchiato dagl'indiani del tormento mediatico, questa storia prima del cetriolo farlocco e poi della bistecca idem farlocca e poi ancora del salame corbellatore, non ci voleva davvero. Non ci voleva proprio. Ti svegli, bevi il caffè, t'informi e sei già guardingo: e se lui (Lui) galleggiasse nella tazzina e t'avesse già fregato?
Abbiamo poche certezze, con l'aria che tira. Le arie che tirano. E ci sentiamo fragili, non protetti, esposti al vento delle offese. Vecchi oltraggi, nuove ingiurie. Viviamo una condizione d'inferiorità per via d'una serie d'eventi superiori (tristemente e altezzosamente superiori) che c'impongono di guardare il mondo ginocchioni, e adesso ci tocca viverla in maniera ancora peggiore. Perché lui (Lui) non ha profilo né espressione, non ha un volto e un tratto (d'umanità, di disumanità?). Non è neppure la malattia che, per quanto grave, la conosci e provi almeno a combatterla con le armi inventate dagli scienziati e che ti sono passate  (quando te le passa) dalla mutua. Macché.
Il batterio detto killer è anch'egli una malattia, però una di quelle malattie globali che ti fanno maledire quest'epoca d'allargamento di confini e di progressi. D'inquietudini e di guai. Quest'epoca che snatura i localismi e disperde le identità. Ecco, lui (Lui) ti terrorizza come tutti quelli che non mostrano la loro identità, e ti pare di traversare il sogno che si fa incubo nelle notti che seguono gli eccessi di carbonara o di cassoeula. Dici: ma no, che cosa sto pensando, ancora una volta è la fata della stupidità a stordirmi con le sue malìe. Eppure (e invece) è proprio così: l'hai (l'abbiamo) già perduta, questa battaglia con il batterio. Ci ha acceso un focolaio di sospetto, e non c'è acqua riversatagli  sopra che ottenga di spegnerlo. Il sospetto è l'inquinatore della fiducia verso gli altri e verso se stessi, è un'insidia per le regole comuni e accettate, è una mina collocata sotto la credibilità, la confidenza, l'amicizia. E insomma, questa storia di ortaggi o di latticini o di affettati o d'altro d'indefinibile e misterioso, è una storia ben diversa da una semplice intossicazione alimentare. E' una storia d'intossicazione della nostra ingenuità di poveri cristi. E ci tocca confessarla senza pudori, con una visibile umiliazione. Ah, quest'invisibile protervia.
    

Max Lodi

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