Martedì 07 Giugno 2011

Il Pdl, Wile Coyote e il caos referendum

C'è il referendum sull'acqua. E dal Pdl sembra sgorgare un grido: “Non fate l'onda”. L'onda lunga partita dalle amministrative che potrebbe, domenica e lunedì far annegare un governo che riesce a malapena a stare in linea di galleggiamento. A furia di dire che i referendum (il plurale sarebbe “referenda” ma non lo usa più nessuno) non andavano politicizzati - verità sacrosanta - , hanno finito per farlo loro. Si sa, quando la temperatura del sangue non è artica, si ragiona male. Nel Pdl sembrano aver perso tutti la testa. Si va bene, c'è di mezzo il nucleare, quesito chiave per il quorum sull'onda dell'emotività nipponica. E poi ci sarebbe anche la scheda sul legittimo impedimento che, se le cose andassero in un certo modo, renderebbe più complicata la strategia difensiva del Cavaliere nei suoi processi. Ecco perché allora il partito di maggioranza sempre più relativa ne ha fatte più di Carlo in Francia per tentare di mandare gli italiani al mare.
Peccato che nel Pdl si siano mossi tutti come il Wile Coyote dei cartoni animati. Prima hanno tentato di disinnescare il quesito sul nucleare con una modifica alla legge che sembra la classica conversione in articulo mortis. D'improvviso, coloro che il fino al giorno prima consultavano le mappe per vedere dove realizzare le centrali si sono scoperti integerrimi antinuclearisti. Purtroppo per loro la Cassazione (altro covo di toghe rosse?) ha intimato di lasciar perdere. Ma dato che Wile Coyote non demorde mai, incassata la batosta, riecco i nostri in azione: questa volta con la Corte Costituzionale dove, pare, sono stati respinti già sulla porta.
Il nuovo presidente, prima ancora di prendere possesso del suo ufficio, ha fatto capire che non fermerà il treno in corsa a quattro giorni dall'approdo in stazione, cioè dall'insediamento dei seggi. In mezzo a questo indaffararsi, il premier e i suoi hanno pensato bene di dire tutto e il suo contrario: che c'è libertà di voto, che terranno conto della volontà popolare, che il referendum sul nucleare è comunque inutile. Due esponenti del partito non di secondo piano e in rampa di lancio, l'ex ministro Claudio Scajola e il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, hanno infine annunciato la loro volontà di disertare le urne.
Cosa avranno capito gli elettori del Pdl di questo bailamme è una bella domanda. Forse la risposta arriverà lunedì dopo il conteggio dei votanti. Almeno Bettino Craxi, più volte evocato in questi giorni per la vicenda dei referendum elettorali degli anni '90 che contribuirono ad affossare la Prima Repubblica fu più sincero e onesto. “Andate al mare”, disse. Anche se gli italiani non lo ascoltarono. Avrebbe potuto essere più onesto anche il Pdl. Magari uscendo alla scoperto sul legittimo impedimento. Oppure invitare a una riflessione sul nucleare meno emotiva di quella innescata dell'effetto Fukushima. Perché il risultato di queste manovre e manovrine è solo quello di stravolgere il significato dei quesiti che, legittimo impedimento a parte, è tutt'altro che marginale per il futuro della nostra società.
Buttarla in politica sul nucleare e sulla gestione delle risorse idriche è una deriva sciagurata. Il rilievo vale anche per coloro che, dall'altra parte, invitano a recarsi alle urne per dare la definitiva spallata al Cavaliere. C'è solo da augurarsi che domenica e lunedì gli elettori dimostrino di avere più testa degli eletti.

Francesco Angelini

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