Lunedì 13 Giugno 2011

Perché le primarie servono anche al Pdl

Il tam tam delle primarie batte a destra, come a sinistra. Sembra fatta: il futuro leader del PdL sarà designato con questo metodo. «Berlusconi non commetta l'errore di lasciare le primarie al centro-sinistra» ha tuonato Giuliano Ferrara. Dello stesso avviso sono il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e altri autorevoli esponenti del centro-destra. Ma perché mai, ad oggi, le primarie dovrebbero essere la soluzione di tutti i problemi di questa parte politica? Per rispondere cerchiamo di capire come sono nate e a cosa servono. Le primarie sono un metodo democratico tipicamente americano, lì in uso perché i partiti sono molto più deboli che in Europa, e quindi non viene loro affidata la selezione del personale politico, ma viene rimessa agli elettori. Negli Usa, infatti, sono forti le lobby più che gli apparati partitici. Le primarie (e il meccanismo del recall, cioè della revoca, dove permesso) sopperiscono a questo stato di cose. Che c'entra tutto questo con il nostro Paese? Nulla. Il centro-sinistra le ha fatte proprie per uscire dallo stillicidio delle conflittualità interna. Chi milita a sinistra, infatti, non ha certo la cultura del "capo", letteralmente fatta a pezzi dal movimentismo sensantottino. E' un vantaggio? Può essere, ma non in politica, dove qualcuno che comanda ci vuole per forza di cose. Di qui le enormi difficoltà nel designare e riconoscere un proprio leader, che riuscisse a lavorare senza avere dietro di sé uno stuolo di propri compagni (si fa per dire) di partiti pronti a scavargli la fossa.
Ciò detto, perché mai il centro-destra le dovrebbe adottare? In questo caso il discorso si fa più elaborato, perché, esistendo senza dubbio una cultura del "capo" a destra, le primarie rispondono ad esigenze ben diverse. Il carisma e la leadership sono da sempre nel patrimonio culturale delle destre; non solo: per molti versi ne costituiscono l'aspetto più controverso. Ciò che Berlusconi ha di comune con gli altri leader della destra europea è sicuramente questo aspetto: rivolgersi direttamente al suo popolo, per averne un'investitura plebiscitaria (in ciò aiutato dai media, ovviamente). E allora? Di nuovo: a che gli servono le primarie? E' possibile dare due riposte. Una prosaica, l'altra più ambiziosa. Partiamo dalla prima: le primarie potrebbero essere utili a far durare la legislatura. Se Berlusconi dimostra (o finge) di accettare la logica della successione, e dei preparativi che questa richiede, è probabile che gli riesca di portare la legislatura alla scadenza naturale del 2013 (diversamente sarebbe impossibile non votare il prossimo anno). Ma se ne coglie le potenzialità, le primarie, estese sia destra che a sinistra, potrebbero addirittura diventare lo strumento attraverso cui "stabilizzare" le logiche bipolari e maggioritarie dell'Italia della Seconda repubblica. E allora Berlusconi - che sicuramente passerà alla storia - potrebbe essere ricordato non solo come l'imprenditore che è sceso in campo per difendere il suo impero insidiato dal "pericolo rosso", ma soprattutto come la figura (certamente carismatica) che ha cambiato il sistema politico italiano. Dapprima costruendo il bipolarismo facendo cardine su se stesso (da una parte i berlusconiani, dall'altra gli antiberlusconiani); poi scegliendo le primarie come metodo per designare il suo successore. Unico modo probabilmente per evitare che il PdL si sciolga come neve al sole, non appena Berlusconi ne lascerà il timone.

Davide Gianluca Bianchi

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