Domenica 03 Luglio 2011

Il bollo, De Gasperi e le promesse ribaltate

Alcide De Gasperi, di cui molti, tra cui Berlusconi, si contendono l'eredità, diceva che in campagna elettorale bisogna sempre promettere meno di ciò che si può mantenere. Anche per questo, il segretario della Dc e presidente del consiglio nell'Italia della ricostruzione era uno statista. Proprio questa massima sta a dimostrare che non ha lasciato eredi. Perché dopo di lui è stato un diluvio di promesse elettorali mai mantenute che ha contribuito a marcare la distanza sempre più netta tra il paese reale e quello legale (anche se il termine, associato al ceto politico appare come un eufemismo).
Che De Gasperi non abbia dettato il testamento lo ha dimostrato proprio il Cavaliere durante il consiglio nazionale del Pdl che ha incoronato Alfano segretario e presunto delfino del premier. Berlusconi, infatti, ha dovuto ammettere che c'è stato un punto del suo programma elettorale disatteso. Per la precisione, il presidente del Consiglio ha sottolineato che questo sarebbe l'unico punto. Una piccola bugia in un consesso dove ne sono volate di più grosse, da quella sparata dallo stesso Cavaliere sull'unità del Pdl all'affermazione di Alfano sul partito degli onesti, pronunciata di fronte a un plaudente Alfonso Papa (quello della P4) su cui pende la spada di Damocle dell'arresto.
Ma si sa, in politica vale tutto. Figuriamoci nelle riunioni di partito. A proposito, quante erano le auto blu parcheggiate all'esterno della sede del consiglio nazionale del Pdl? Parecchie. Chissà se pagheranno il superbollo inserito da Tremonti nella manovra? Tranquilli, nel caso provvederà Pantalone. Con buona pace di quella promessa elettorale fatta da un vulcanico Berlusconi durante il faccia a faccia con Veltroni in vista delle elezioni 2008 di fronte a Enrico Mentana, ancora targato  Mediaset. «Abolirò il bollo auto», strillò il Cavaliere mentre il conduttore lo inseguiva cercando di bloccarlo perché il tempo a sua disposizione era terminato.
Da lassù De Gasperi avrà avuto un sussulto. Tant'è che tre anni dopo la faccenda è finita ufficialmente in cavalleria. Con la beffa dell'incremento della tasse per le supercilindrate (non i Suv per cui c'è già pronto il trucco). Per carità, misura tutt'altro che sbagliata. Perché in tempi di crisi e carburanti che sfondano un muro ogni giorno non c'è da stracciarsi le vesti se si chiedono sacrifici a chi può permetterseli. Specie quando si vanno a toccare anche le pensioni più basse (anche questo era nel programma?). Ma a voler essere maligni si può anche pensare che Tremonti, il padre di questa manovra che molti nel governo vorrebbero soffocare in culla, l'abbia fatto apposta. Il Cavaliere ha promesso che farà sparire il bollo auto? E io lo aumento, sai le risate. Sarà un caso ma proprio durante il consiglio nazionale del Pdl in cui il premier ha dovuto fare outing sulla promessa neppure mancata ma addirittura ribaltata, Tremonti è stato appellato come Guido e non Giulio. Come dire, io questo che fa le manovre contro di me non lo conosco più. Manco mi ricordo come si chiama.
Però tranquilli, il Pdl nelle mani del delfino Alfano, designato e acclamato dalla docile platea è compatto. Un'altra promessa come quella del bollo? Perché giusto un delfino, uno dei pochi animali acquatici in grado di affrontare gli squali, ci vuole per navigare nel mare magmatico di un Pdl dove, solo per un giorno, i coltelli sono rimasti nelle auto blu. Tanto non si pagherà la sovrattassa neppure su quelli.
 

Francesco Angelini

© riproduzione riservata

Tags