Giovedì 07 Luglio 2011

Gli schiaffi al Cav
fanno male all'Italia

Chi si ricorda i Brutos? Erano un gruppo che faceva cabaret negli anni '60 e assunse una certa notorietà anche grazie alla pubblicità di una nota cera per pavimenti. In tutti gli sketch, uno di loro era preso a schiaffoni dagli altri. Ecco, il nostro premier sembra essersi ridotto allo schiaffeggiato dei Brutos. Sta incassando un manrovescio dietro l'altro. Certo, come il personaggio del gruppo umoristico se li va quasi tutti a cercare. Magari non si aspettava quello che gli hanno assestato a due mani, gli elettori di Milano e Napoli. Ma poi avrebbe dovuto capire l'antifona. Invece no, è andato avanti a plotoni affiancati incontro agli sberloni dei referendum (che lividi quello sul legittimo impedimento). La fiducia con ampia maggioranza ottenuta in Parlamento è stato solo un momentaneo balsamo sui lividi. Una carezza fra tanti pugni, potrebbe chiosare Celentano se ci fosse ancora Annozero.
Qualche schiaffetto è arrivato anche da Pontida. E se Bossi non avesse trattenuto la mano di Maroni, avrebbe fatto male davvero.
Sulla manovra sono state le mani di forbice (per quanto non troppo appuntite) di Tremonti a finire sulla faccia del Cavaliere. Vuoi il  taglio delle tasse? Beccati sto ceffone. Finita? Neanche per sogno. Anche se magari questa volta il premier non c'entra. Forse è colpa del solito collaboratore troppo zelante. Fatto sta che dietro al giallo Mondadori, la norma salva Fininvest dal risarcimento miliardario a De Benedetti, erano pronte a partire altre cinque dita. Questa volta Berlusconi ha pensato bene di schivare il colpo. Meglio non scherzare con il Carroccio sempre più magmatico. E poi c'è questo ministro dell'Economia, incubo degli incubi che annulla la conferenza stampa di presentazione del provvedimento e gli spara in faccia - dicono.-.un bel «mica sono Alfano, io». Alfano chi? Ah già quello del partito unito.
Alla fine, insomma, la sberla è arrivata lo stesso. Ma, a parte l'inevitabile solluchero degli anti Cav in servizio permanente effettivo, si impone una domanda. Questa sequenza di ceffoni farà bene o male al Paese? Perché qui è il caso di venirne a una. Preso atto che il presidente del consiglio non è più in grado di decidere neppure il colore dei calzini da abbinare al Caraceni d'ordinanza, devono essere gli altri a scegliere. La Lega innanzitutto. Bossi, persino in nome del federalismo di cui peraltro non parla più nemmeno lui, non può proseguire a fare il dottor Tentenna. E poi quelli del Pdl: i signorotti impegnati nella guerra preventiva di successione. O si stabilisce che il governo può arrivare alla fine della legislatura e si lascia fare al Cavaliere (poi, nel caso se la vedrà lui con gli elettori), oppure si stacca la corrente. Tanto vale dare la chiavi della macchina a chi la sta già guidando di fatto. Se l'unica via di uscita per evitare di dover studiare il greco è la manovra di Tremonti, meglio affidarsi a lui. Certo non mancano coloro che gli vorrebbero assestare qualche scapaccione ben dato. Ma finora ha sempre dimostrato di saperli schivare.

Francesco Angelini

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