Venerdì 29 Luglio 2011

Federica d'oro metafora della speranza

C'è anche un'Italia che vince, che vince perché ci crede, perché lavora duro, se le prende dalla vita si rialza e continua a guardare avanti e fa affidamento sul talento e sulla maturità. Federica Pellegrini continua a stupirci in acqua, a regalarci risultati sportivi memorabili, ma non è solo quando sale sul gradino più alto del podio che ci fa sentire orgogliosi:
Federica è campionessa non tanto in virtù di un palmares che ha pochi uguali al mondo, ma perché talento e personalità in miscela non comune le portano in dote un'attitudine vincente, anche quando le cose si mettono male, malissimo, come quando il suo mentore Alberto Castagnetti è morto improvvisamente lasciandola orfana di un padre più che di un preparatore atletico. «L'oro arriva all'ultima bracciata», ha detto dopo gli straordinari 200 stile libero di Shanghai, il secondo oro in pochi giorni, per sottolineare che non c'è mai nulla di scontato nemmeno per una macchina da nuoto come lei. Ma forse non è così, l'oro si ipoteca molto prima, costruendo il fisico ma soprattutto la testa di una ragazzetta dotata, ambiziosa e caparbia, che può contare sulle bracciate poderosa quanto sulla personalità («La maturità si fa sentire, adesso non c'è più solo istinto», ha detto ancora dopo questa gara), sulla voglia di fare bene, sulla capacità di porsi obiettivi e perseguirli senza scorciatoie.
Federica vince, e con lei l'Italia per un attimo si sente meno perdente. Nessuna consolazione di retroguardia, i fattacci della cronaca e della politica sono tutti lì da vedere e non basta una grande vittoria internazionale a farcene sentire meno il peso. Non siamo così provinciali da sentirci riscattati dalle nostre domestiche miserie dall'affermazione di una connazionale, e la santificazione di Federica rischia di puzzare di retorica: però è vero che campione, in uno contesto storico diverso dal nostro, era chi scendeva in campo e combatteva per difendere le ragioni di qualcun altro.
L'immagine di questa ragazza vincente e assennata, statuaria e autoironica, che con geometrica progressione da quando aveva 16 anni miete successi nelle piscine di mezzo mondo, ci ricorda che non abbiamo firmato un patto di sangue con le sconfitte, con le crisi, con le figuracce internazionali, con gli sprechi, con il malaffare, con la politica dei politici. Che abbiamo risorse, teste, materiale umano di primordine, e che - fuori di metafora - anche se la gara è dura, apparentemente al di sopra delle nostre possibilità, non bisogna rinunciare a combattere. Con Federica, facciamo una linguaccia al nostro vissuto di perdenti. E per una volta, per un attimo almeno, le corna di un italiano in mondovisione ci hanno fatto stringere il cuore, ma di soddisfazione.

Barbara Faverio

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