Lunedì 01 Agosto 2011

Se paga il malato
qualcosa non va

 E' stato il prodigio di un'impensabile collaborazione dell'opposizione con la maggioranza per l'approvazione senza ostruzionismo della manovra economica a far capire agli italiani che davvero la situazione era critica. Tanto critica che era necessario superare ogni distinguo e dare un segnale forte all'Europa e ai mercati.
E' stato fatto, come era doveroso. La medicina amara è stata ingoiata senza eccessive proteste. Ora però che per i conti dello Stato è stato fatto quanto indispensabile, il malumore per molte delle misure che è stato necessario accettare sta tornando a galla prepotentemente. In testa ai motivi di mugugno, in diversi casi perfettamente giustificati, c'è l'odioso provvedimento dell'introduzione di un nuovo ticket di 25 euro per i codici bianchi al pronto soccorso e di 10 euro per le prestazioni diagnostiche e le visite specialistiche. Nel primo caso (codici bianchi) va riconosciuto che la richiesta di uno speciale pagamento a chi affolla il pronto soccorso con la richiesta di prestazioni che potrebbero e dovrebbero essere erogate altrove ha un senso, anche al di là della necessità di rastrellare quattrini. La stessa cosa non si può dire, evidentemente, per le diagnosi e gli esami specialistici. Tanto che, inevitabilmente, qualcuno ha osservato che si sceglieva in questo caso la comoda soluzione di mettere i costi delle presenti difficoltà sulle spalle dei più deboli.
Occorre dire subito che la Lombardia ha adottato in materia di ticket un proprio modello, che entrerà in vigore proprio oggi, con pagamenti progressivamente maggiori per prestazioni più complesse e quindi anche più rare. Ma in materia di sanità la Lombardia è - sfortunatamente per il resto d'Italia - un caso a sé. Le altre regioni, infatti, si sono divise subito fra quelle che aderivano al nuovo balzello (Lazio, Liguria, Puglia e Basilicata) e quelle che invece hanno preferito per il momento temporeggiare (Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Marche, Campania e Calabria). Anche trascurando l'evidente bizzarria di una situazione nella quale cittadini di regioni diverse dovranno fare fronte a obblighi diversi in una materia delicatissima come la salute, è evidente che se chi decide di non pagare i nuovi ticket non mette in atto contemporaneamente altri provvedimenti capaci di generare le stesse entrate, il contenimento della spesa sanitaria così come immaginato dal governo resterà una pia illusione, rischio che non possiamo permetterci di correre. E' per questo che il ministro Fazio si è dato parecchio da fare negli ultimi giorni per assicurare agli interlocutori regionali che i nuovi ticket potranno essere disapplicati, sostituendoli con altre misure che garantiscano lo stesso gettito, ma ha contemporaneamente avviato una serie di consultazioni per verificare le soluzioni che verranno adottate.
Tutto il procedimento appare quantomeno bizzarro, ma l'importante è che si riesca alla fine, in un modo o nell'altro, con il "modello lombardo" o con qualche altro strumento, a ottenere la riduzione di una spesa dalle dimensioni mostruose senza pesare in modo spropositato sulle spalle di persone che, se si rivolgono alla sanità pubblica, sono già in evidenti condizioni di debolezza e di disagio. E' banale e scontato insistere sul fatto che ci sono altri sprechi - e altri trattamenti di inaudita generosità - sui quali esercitare prioritariamente l'azione delle forbici? No, se a farlo non è uno come Bossi, che di questo governo fa parte e che solo ora, a manovra in vigore, intuisce che piuttosto che con i malati sarebbe stato meglio prendersela con i fumatori.

Antonio Marino

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