Domenica 07 Agosto 2011

Como: perché la politica ha perso il primato

Cosa succede in città? Cantava Vasco Rossi prima di deprimersi. E anche Como è una città depressa e spenta. Non tanto per il coprifuoco sulla movida, ma per il senso di incompiutezza che pervade una comunità in crisi di identità. Incompiutezza trasmessa, contagiata dalle grandi opere sempre in fieri come il recupero dell'exTicosa e gli interventi strategici e non improvvisati per le infrastrutture o disastrati e disastranti (vedi alla voce paratie).
Qualcosa però è successo in città E si potrebbe definire un fatto storico, epocale se non fosse dettato anche dalla disperazione e alla presa d'atto della desolazione. Gli imprenditori, attraverso il leader della loro associazione, hanno battuto un colpo. Un colpo pesante, inedito, quasi da ko nei confronti di una politica che dopo aver perso l'orgoglioso primato si è trincerata sul ridotto di una difesa, spesso peraltro impotente, di interessi limitati e limitanti per la collettività.
Gli imprenditori hanno detto basta. Dopo decenni di neutralità magari apparenti, ma di bocche comunque cucite questa volta intendono mettere i piedi nel piatto. Vogliono controllare progetti e persone, si dicono disposti addirittura a indicare un nome. Va detto che tutto discende dall'alto, dagli input di lady Emma Marcegaglia sempre più furiosa. Ma in altri tempi non sarebbe bastato per smuovere il granitico riserbo da cui filtravano sempre e solo dichiarazioni sul tanto che è stato fatto e sul tanto che è stato da fare.
Sarà che in questo giro poco per non dire nulla è stato fatto. Ed ecco che è l'economia a rivendicare di colpo il primato anche formale oltre che sostanziale sulla politica.
Chiaro il rischio del cortocircuito, del mito ormai appassito della società civile in campo (anche se mai è stata schierata l'artiglieria pesante). Ma in politica vale la legge per cui ogni vuoto prima o poi si riempie. Lo rimarcano anche quelle categorie fedeli al motto «ofelè fa el to mestè», disposti a puntare su un politico, ma tosto, preparato e in grado di tutelare l'interesse della collettività. A questo punto chi ha filo da tessere dovrebbe farsi avanti. Ma che in città anche i telai della politica siano ormai impolverati che lo dice anche la nota diffusa ieri dal sindaco di Como, Stefano Bruni, su un caso emblematico: il cantiere delle paratie. Le parole (si possono leggere qui accanto) non sembrano quelle del primo cittadino che si assumo in toto la responsabilità dello sciagurato cantiere. A parlare pare sia un cittadino qualsiasi che passa di lì. Nel comunicato di Bruni non c'è un accenno di autocritica sui ritardi e i disguidi, di pentimento per i premi elargiti agli artefici di un tale capolavoro, di scuse alla città per i disagi destinati a perpetuarsi.  A un certo punto il sindaco parla del rischio (da evitare) di un'opera «inguardabile». Di inguardabile, nel progetto originario, ci sarebbe stato il lago, oscurato da un muro abbattuto con la forza della volontà popolare. Insomma se questo è ciò che offre la politica perché stupirsi di fronte alle insidie nei confronti del primato?

Francesco Angelini

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