Mercoledì 10 Agosto 2011

Una rotonda sul mare dell'assurdo

In attesa che Woody Allen finisca, a Roma, le riprese del suo nuovo film, la cinematografia mondiale fa leva su una strepitosa opera umoristica intitolata «La rotonda». Autore della pellicola è il nostro fotografo Andrea Butti il quale, pervaso in ogni sua fibra dal genio della Settima Arte, si è piazzato in un angolo del comune di Casnate con Bernate per girare un capolavoro degno del grande Chaplin o, in fatto di ilare surrealismo, dei migliori Fratelli Marx. Se non lo avete ancora visto, cercatelo sul nostro sito: www.laprovinciadicomo.it.
L'azione entra nel vivo dalla prima - e unica - inquadratura. «La rotonda» del titolo è una rotonda invero, anche se virtuale: niente cordolo di cemento, niente collinetta terrosa, niente piante svettanti al centro o aiuole fiorite disposte ai margini. La rotonda è un semplice disco di vernice pitturato sul porfido, tanto che, insistendo nel parallelo cinematografico, si potrebbe a questo punto tirare in ballo Lars Von Trier, nel cui film "Dogville" strade, case, stanze e negozi sono soltanto strisce bianche tracciate per terra. Ma se Von Trier intendeva così rappresentare uno scheletro di realtà a scopo allegorico, sul "set" di Casnate - e di altri Comuni della provincia dove queste rotonde virtuali sono state adottate - l'idea sarebbe di inserirle a tutti gli effetti nel sistema regolato dal Codice della strada, testo nel quale le allegorie - ogni critico letterario lo potrà confermare - sono rarissime.
Ma torniamo al capolavoro di Butti. Nell'inquadratura dominata dalla rotonda presto compare un'automobile. La vediamo avvicinarsi. Aggirerà il disco di vernice? Certo che no. Prosegue dritta e, dopo una breve esitazione, "attraversa" sfacciata la rotonda come i fantasmi fanno con i muri di mattoni o, in questo caso, i muri di mattoni con i fantasmi. Giunge poi un trattore, con tanto di rimorchio colmo di balle di fieno: anch'esso "taglia" per il centro della rotonda; poi un altro trattore, e la scena si ripete. In rapida successione, ecco convergere sulla rotonda altre automobili, altri trattori, e poi moto, biciclette, ragazzi in skateboard, bambini sui pattini, un'amazzone a cavallo, il Sesto Reggimento Lancieri di Aosta al completo, un giocoliere su monoruota con tre arance che gli volteggiano tra le mani e infine un clown sui trampoli: non c'è chi aggiri la rotonda, tutti la tagliano nel mezzo.
Forse abbiamo esagerato con le comparse, ma il concetto è quello: nessuno passa intorno a ciò che può superare andando dritto. Ci assicurano che la rotonda è in regola con il Codice stradale. Non lo mettiamo in dubbio e, tanto per essere chiari, respingiamo con forza qualunque tentazione di incitare gli automobilisti a violare le regole. Ma proprio perché ci preme che le regole vengano rispettate, occorre non si prestino al ridicolo. C'è qualcosa di anomalo, per non dire di sbagliato, nel pretendere che gli esseri umani considerino qualcosa per ciò che non è. La rotonda di Casnate non è una rotonda: è la pretesa di una rotonda. Chi ha la responsabilità di tracciare la viabilità deve invece realizzare le cose per ciò che sono: le rotonde si sono dimostrate efficaci e sicure quando vengono costruite tenendo in mente la realtà della circolazione stradale, non quando vengono abbozzate quel tanto che basta da poterle comprimere tra i confini dei regolamenti tecnici.
In altre parole, si può e si deve chiedere agli automobilisti di rispettare tutti gli articoli del Codice della strada, dal primo all'ultimo. Non si può e non si deve, invece, pretendere da loro che si facciano trattare da cretini.

Mario Schiani

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