Giovedì 01 Settembre 2011

Palazzetto: Cantù
non va a canestro

E' nel frattempo diventato maggiorenne, quel bimbo che stava ancora in grembo alla propria mamma il giorno in cui a Cantù si decise di costruire il nuovo palazzetto dello sport. E la maggiore età l'avrebbe acquisita anche se non fosse mai entrata in vigore la legge del 1975 che abbassava la soglia dell'acquisizione da 21 a 18 anni.
Nel frattempo, il club ha avuto quattro proprietà diverse e ha sempre continuato a giocare al Pianella, palasport realizzato di corsa nel 1974. Già allora, la struttura che peraltro sorge nel territorio di Cucciago, avrebbe infatti dovuto rappresentare una soluzione tampone. Così transitoria che... meno male che ancora c'è, altrimenti della squadra di basket vanto e orgoglio della Brianza in Europa avrebbe anche potuto non esserci più traccia. E da mo'.
La storia del palazzo che prima c'è e subito dopo scompare è nota. La vicenda è trita e ritrita e ci sarebbe da metterle su il cappello congedandola con sprezzo. Certo, questa sarebbe la soluzione se non fosse che nelle more dell'accaduto - meglio, del non accaduto - la società di basket di cui sopra ha mostrato di avere l'encefalogramma tutt'altro che piatto (le altre parti in causa possono dire altrettanto?). Dopo essere infatti stata trattenuta in città dalla famiglia Corrado che dapprima, pigliandola per i capelli, ne scongiurò la morte cerebrale evitandone il trapianto a Pesaro e successivamente la tenne sempre bella vispa per quasi un decennio regalando ai tifosi una Supercoppa, una semifinale scudetto e una di Coppa Italia oltre al gradito ritorno sul palcoscenico europeo, dopo tutto ciò, appunto, ecco irrompere sulla scena la famiglia Cremascoli a far impennare  l'asticella degli obiettivi. Soldi, certo, ma anche idee, progettualità, lungimiranza.  Componenti che proiettano la Cantù di quest'anno alla finale scudetto e alla riconquista - a distanza di 18 anni dall'ultima - della partecipazione all'Eurolega (la Champions del calcio giusto per intenderci con i non addetti ai lavori). Cantù, insomma, (ri)diventa punto di riferimento della pallacanestro italiana.
Nonostante tutto, verrebbe da dire. Nonostante istituzioni insensibili e indifferenti, amministrazioni pubbliche sorde e imperturbabili. Semplicemente, assopite.
Torpore e sonnolenza che non si annidano, al contrario, in un club che avrebbe tutto per guardar lontano ed invece è costretto ad abbassare lo sguardo. Un ambizioso progetto ad ampio respiro soffocato dal fiato corto altrui.
Il palazzetto che (talvolta) appare e (sempre) subito si dissolve avrebbe dovuto rappresentare per Anna e Paolo Cremascoli l'ideale punto d'appoggio per sollevare il mondo. Contumace il palazzo (l'allusione ciascuno la interpreti come meglio gli aggrada), la Pallacanestro Cantù si vedrà costretta a trasferirsi a Desio (dove c'è un palasport a norma per la capienza ma dentro il quale i Cremascoli hanno buttato altri quattrini per adeguarlo alle normative europee) per non farsi prendere a calci e irridere dall'Eurolega. Accade a Cantù, anno domini 2011.
Fabio Cavagna

Fabio Cavagna

© riproduzione riservata

Tags