Venerdì 02 Settembre 2011

Parolario e mostre A Como qualcosa va

Possiamo spegnere il fornello? Spegniamolo dai, e andiamo tutti a mangiarci qualcosa al bar di Villa Olmo prima o dopo aver ascoltato qualche autore e fatto un giro alla fiera del libro in piazza Cavour.
C'è un fornello che va spento perché i fagioli sono cotti. Ci si passi il paragone culinario, ma anche questa edizione della Fiera del libro e di Parolario sono accompagnate dai soliti borbottii da pentola di fagioli: la nuova sede a Villa Olmo, scomoda e lontana (ma dai vengono dall'Australia per vederla e ci sono anche le navette e chi ha tempo e gambe faccia una passeggiata), la Fiera in piazza, staccata dagli incontri, un mero mercato (e le mostre e gli argomenti messi a tema con chicche editoriali introvabili?), i relatori inflazionati (qualcuno, ma i più sono molto interessanti). C'è così poco a Como che continuare a criticare anche il poco che c'è fa solo male alla stessa città e ai comaschi e, francamente non è nemmeno una cosa nuova.
Non è che bisogna per forza dire che Parolario è un'iniziativa geniale e da qui all'11 sarà fantastica, anzi, la critica è sempre utilissima, ma solo se fatta per migliorare non per affossare, anche perché succede spessissimo che, spente le luci, sono pochi quelli che davvero bussano all'associazione offrendo idee, tempo, lavoro e denaro in cambio di nessuna visibilità.
Nessuno investe in cultura. Lo si chieda a Barbara Minghetti che guida il teatro Sociale raccogliendo applausi in Europa.
Nessuno coltiva le teste e quelli che si ingegnano a farlo, nove su dieci, passano per visionari.
Ma a Como, che annaspa tra un lungolago rappezzato grazie alla buona volontà e alle tasche di qualcuno, un centro fantasma, monumenti trascurati, la Ticosa che ormai a definirla ci vuole fantasia, teniamoci stretto Parolario e anche le grandi mostre, almeno finché non arriverà qualcuno capace di fare meglio. Sono le uniche due occasioni - sicuramente migliorabili, imperfette, sopravvalutate - che tentano di sprovincializzarci, di farci andare sulle pagine dei giornali nazionali e dei tg, di farci conoscere, di far sapere agli altri che esistiamo e che potremmo anche essere felici di accoglierli.
Como ha tanto per natura e storia: un lago, arte antica e contemporanea, ma la usa poco e spesso male senza guizzi è spesso interessata solo al chiacchiericcio salottiero, che non esce dalla città murata e che si interessa più a distruggere che a costruire.
Che noia, ma non si cambia mai?
Chi ha la vista più lunga, quelli che girano film e spot, solo per fare un esempio, usano le nostre bellezze e poi ci buttano: vengono, filmano e se ne vanno, giustamente. E chi chiede la "famosa" film commission, che porterebbe probabilmente anche gli amici di Clooney sul lago, continua a parlare ai sordi.
Il guaio è che poi uno vede il lago in tv e al cinema e viene qui cercando un paradiso perduto da tempo.
Ci vorrà un miracolo.

Carla Colmegna

Carla Colmegna

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