Sabato 10 Settembre 2011

Una tempesta perfetta può inghiottire l'Italia

Basterà, l'ultima manovra del governo Berlusconi, a mettere in sicurezza l'Italia e i destini della maggioranza? Se quella manovra fosse stata presentata a luglio, alle prime avvisaglie di allarme sul debito italiano, oggi forse saremmo in una situazione diversa: non si sarebbe innestata la spirale di inaffidabilità e sfiducia nella quale ci stiamo avvitando. I mercati avrebbero pensato che il governo italiano era attrezzato e pronto ad affrontare l'emergenza.
E invece il centrodestra, piuttosto che prendere in mano la situazione, ha continuato a navigare a vista. Nonostante i richiami all'interesse generale, le lobby e i gruppi di pressione non hanno mollato la presa. Si pensi al fatto che nella manovra ha trovato posto una norma ad hoc, pensata per costringere i potenziali concorrenti delle Ferrovie dello Stato ad adottare il loro stesso contratto di lavoro. Non proprio un'iniziativa pro-concorrenziale, e una sorta di avvertimento a Luca di Montezemolo, che forse un giorno sarà a tutti gli effetti un avversario politico dei berlusconiani ma che già oggi è il presidente di Ntv, l'azienda che si appresta lanciare il guanto della sfida alle Fs sulla tratta Milano-Roma. Oppure, si pensi alla determinazione con cui gli enti locali fanno la voce grossa contro i tagli, spuntando un esito politico favorevole. Oppure, ancora, alla "sforbiciata" alla sforbiciata ai costi della politica, che la casta si è riservata proprio nelle ore in cui il senso del dramma avrebbe dovuto indurla a scelte decisive.
Che succederà nelle prossime settimane, nessuno può dirlo. Tremonti è sotto scacco per la vicenda Milanese. Si annuncia l'uscita, nei prossimi giorni, di intercettazioni tremendamente imbarazzanti per il presidente del Consiglio. Insomma, pian piano si sta creando una tempesta perfetta, che può inghiottire il Paese in una crisi di sistema.
Ma, al di là dei casi personali, è tutta la classe politica ad apparire miope ed incapace. L'accanimento nel proteggere se stessi e le proprie clientele svela come manchi del tutto la consapevolezza del momento in cui ci troviamo. Si dice che i mercati badino più al breve che al lungo termine: ma i parlamentari italiani hanno perso perfino l'istinto di sopravvivenza, se non capiscono che non riducendo i costi della politica stanno mettendo a rischio la legittimità delle istituzioni. Il fatto che rispondano alle più minute sollecitazioni lobbistiche, anziché cercare di fare coesistere rigore e crescita (come pure, a parole, tutti auspicano), dà un'idea di quali siano le loro priorità.
Il fallimento della politica è ancora più evidente, alla luce di quella che ormai è l'unica soluzione passepartout avanzata in tutti gli ambienti che contano: un'imposta patrimoniale straordinaria, per abbassare l'asticella del debito. Si tratta di una misura che avrebbe un effetto depressivo sull'economia italiana, consiglierebbe a chi può di spostare altrove i propri capitali, colpirebbe il risparmio e quindi disincentiverebbe gli investimenti (che sono la precondizione della crescita). Lo sanno bene anche coloro che la propongono. Eppure, con una classe politica così disastrata e incapace, che non riesce a cogliere l'occasione storica di un momento in cui vi è consenso sociale sulla necessità di ridurre la spesa pubblica per farlo davvero, sono in molti ad essersi rassegnati: solo attraverso una confisca di massa, riusciremo a mettere un tampone alla crisi del debito.
Ma anche quest'ultimo "sacrificio" degli italiani sarebbe inutile - come i precedenti. La discontinuità di cui c'è bisogno non riguarda questo o quel leader politico. Riguarda la forza di ripensare le dimensioni e le attività dello Stato, riportando la spesa pubblica sotto controllo. Altrimenti, continueremo a mettere vino in una botte bucata.

Alberto Mingardi

Alberto Mingardi

© riproduzione riservata

Tags